ROMA - «Si restringe lo spread tra titoli di stato italiani e bund tedeschi, ma il rischio è che, ora, che si allarghi lo spread tra i partiti politici che sostengono il governo». Usa l’arma dell’ironia il premier Mario Monti, per commentare - da Belgrado, dove si trova in visita ufficiale – le fibrillazioni interne alla maggioranza che sostiene il suo governo, ma la preoccupazione resta. Anche ieri, a tenere banco, è stato il caso creato dalle parole informali pronunciate mercoledì sera, a palazzo Giustiniani, dal ministro Andrea Riccardi.
Conversando con i suoi colleghi di governo Paola Severino e Renato Balduzzi, senza sapere di avere dei giornalisti accanto, Riccardi era stato udito criticare la scelta di Angelino Alfano di disertare il vertice di palazzo Chigi con gli alleati («vogliono solo strumentalizzare... è lo schifo della politica»). Nonostante le sue, immediate, scuse (peraltro subito accolte sia da Alfano che dai vertici del Pdl), ieri pomeriggio, con una mossa a sorpresa e non concordata con il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, ben 46 senatori hanno inviato una lettera allo stesso Gasparri che si configura come una vera e propria richiesta di mozione di sfiducia nei confronti del ministro. I 46 senatori non hanno, per ora, intenzione di ritirarla. Lo si capisce ascoltando le parole di fuoco dei firmatari, a partire dal più polemico tra i primi tre firmatari, l’ex guardasigilli Nitto Palma («delle sue lacrime di coccodrillo non m’importa nulla»), cui poi si aggiungeranno molti altri, come Altero Matteoli. E anche alla Camera il gruppo pidellino ribolle di dichiarazioni anti-Riccardi. Per Guido Crosetto, «Riccardi è come Giuda Iscariota», per Giorgio Stracquadanio «se va via, è un problema in meno». Nel pomeriggio, la frenata.
Gasparri, in partenza per il seminario del Pdl di Orvieto - dove è riunito l’intero stato maggiore Pdl e dal cui palco saranno in molti a intervenire sull’argomento, ma per cercare di svelenire il clima, da Franco Frattini a Paolo Romani - getta acqua sul fuoco: «A Riccardi sono scappate quelle parole, ai senatori la lettera. La valuteremo insieme con Alfano, ma si tratta di una lettera e non di una mozione di sfiducia, non c’è automatismo. Prendiamo atto delle scuse e non cerchiamo lo scontro».
A difesa del ministro e, con lui, del governo si sono subito schierate le altre due forze politiche di maggioranza, il Pd e il Terzo Polo. Dal fronte democrat parlano in molti, per difendere il ministro, soprattutto i big di estrazione cattolica (Pierluigi Castagnetti, Rosy Bindi, Enrico Gasbarra, Sergio D’Antoni), ma anche quelli di estrazione laica, come il presidente della Provincia di Roma, Luca Zingaretti. Il quale, su Twitter, scrive «Con Riccardi forever» mentre altri (Bindi) attaccano il Pdl, «un partito ormai allo sbando». I senatori del Terzo Polo scrivono una nota congiunta firmata dai tre capigruppo di palazzo Madama di Api (Rutelli), Udc (D’Alia) e Fli (Baldassarri): «Una mozione di sfiducia individuale al ministro Riccardi equivale a una mozione di sfiducia contro il governo».
«Hanno montato il caso
non sono contro i politici»
Lo sfogo del ministro: non dobbiamo temere le posizioni differenti