L´incontro che si è tenuto ieri in Provincia con gli ... Un anno di proroga ai tagli dei fondi regionali per i trasporti dovuti alle province venete che gestiscono le linee pubbliche e la reintregrazione del fondo di perequazione, di 13 milioni, almeno per tutto l´anno scolastico 2012 - 2013. Questo il succo della richiesta che ieri le province venete hanno inoltrato a Venezia, sotto forma di un documento congiunto, il cui contenuto è il frutto di un incontro che si è tenuto ieri in sala «Giulietta e Romeo» della Provincia e che è stato promosso dal presidente Giovanni Miozzi e dagli assessori ai Trasporti Gualtiero Mazzi e all´Istruzione Marco Luciani. Verona ha convocato le sette Province, con i loro presidenti o delegati, per trovare una soluzione ed una linea unitaria ad un problema «drammatico», l´ha definito l´assessore Mazzi, ovvero l´annunciato ulteriore taglio delle risorse che permettono di far circolare i bus extraurbani, utilizzati soprattutto dagli studenti degli istituti superiori, che sono l´80 per cento dei viaggiatori. Il tentativo è quello di lasciare integri i 250 milioni previsti per i trasporti e anche i 13 milioni da ripartire, a seconda delle esigenze, tra le province venete. E che tutto ciò avvenga in tempi brevi perché, in caso contrario, già a maggio si vedrebbero i primi effetti, costringendo ad eliminare corse e mettendo in seria difficoltà le aziende di trasporto - esponendole al rischio fallimento - e soprattutto chi ne fa uso. Per questo la commissione ha proposto di spedire immediatamente il documento a Venezia - ai capigruppo, alla Giunta, al presidente - anche perché in questi giorni in consiglio regionale si discute il bilancio. Sono queste, quindi, le ore in cui si deciderà il destino non solo dei trasporti ma delle scuole stesse, la cui operatività dipende direttamente dalla possibilità di avere a disposizione linee adeguate, in orari adeguati alle esigenze degli istituti. Se, infatti, la mannaia della Regione dovesse comunque calare sui trasporti - già lo scorso anno, una parte dei fondi furono dirottati alla sanità - si inciderebbe pesantemente anche sull´istruzione. La prima conseguenza sarebbe - pur di garantire il minimo indispensabile delle corse agli studenti - la riduzione della settimana scolastica da sei a cinque giorni, bloccando gli autobus di sabato per ricavarne un risparmio. La seconda conseguenza, direttamente collegata alla prima, costringerebbe molti istituti, sopratutto quelli tecnici che hanno 32 ore settimanali di lezione contro le 27 dei licei, a dover cambiare orari e utilizzo di laboratori. Terzo effetto, non meno grave, la scomparsa di laboratori in alcuni indirizzi o la necessità di ricavare altri spazi per queste attività, mettendo mano agli edifici: ciò significherebbe che la Provincia, dalla quale dipendono gli istituti superiori, dovrebbe sborsare soldi per adeguare strutture o crearne di nuove. Rendendo nulli i risparmi ottenuti dalla riduzione di corse. Chiarificatore l´intervento - condiviso da quasi tutti gli amministratori delle Province venete - dell´assessore all´Istruzione di Padova Domenico Riolfatto, su questo punto: «A parte che non abbiamo risorse sufficienti per interventi edilizi», ha detto, «la realtà è che la maggior parte degli edifici non sono modificabili». Insomma, il problema richiede un immediato pronunciamento della Regione. «E richiede», ha ribadito Mazzi, «anche che i fondi siano ripartiti non sulle spese storiche ma su quelle effettive. Già lo scorso anno abbiamo elargito 300mila euro di contributi all´Atv per garantire il trasporto scolastico, ma più di così non possiamo fare». «Senza contare che cambiare ora gli orari», ha sottolineato l´assessore all´Istruzione Marco Luciani, «non è possibile, perché molti studenti sono stati già iscritti al prossimo anno scolastico con la ripartizione delle lezioni in sei giorni». Leonardo Raito, assessore della Giunta della Provincia di Rovigo, ha evidenziato come il risparmio, anche in caso di compressione degli orari scolastici, sia fittizio: «Non possiamo imporre a tutte le scuole la settimana corta», ha detto, «e questo vorrebbe dire far circolare, in orari insoliti e per pochi studenti, i bus, aumentando le spese». Stesso discorso vale per le mense. A quanto pare l´unico risvolto positivo che porterebbe la settimana corta, sarebbe un risparmio sulle bollette di gas e luce, ma non sarebbe sufficiente a mantenere in equilibrio i bilanci delle aziende dei trasporti.