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Pescara, 05/04/2026
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10/03/2012
Il Messaggero
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Verso il voto a L'Aquila - Prima uscita ufficiale di Properzi «Io, l’uomo delle convergenze». Primarie del centrodestra, una brutta figura annunciata
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Il candidato sindaco appoggiato dal Pdl parla da urbanista Con il suo maglioncino blu, Pierluigi Properzi ha parlato alla città più da urbanista che da sindaco, affatto da politico. Presentandosi nella sala dell’Ance con franchezza e modestia, e incalzato dalle domande della giornalista, Matilde Albani, ha tratteggiato il progetto dell’Aquila di Domani. Pochi i politici presenti, fatta eccezione per una delegazione del Pdl, capeggiata dal segretario provinciale, Alfonso Magliocco. Molti i professionisti in sala, fra avvocati, professionisti e qualche volto noto, fra cui l’ex assessore comunale Alberto Mazzocco, la ex dirigente di La Destra, Sabrina Cicogna. Properzi è partito dal 6 aprile e dagli errori della governance. «L’intervento del progetto case è stato efficace, ma da un punto di vista urbanistico ha creato grossi problemi. - ha detto - È stata poi avviata una governance zoppa». Un cenno anche sui tempi della ricostruzione: «Un modo ruffiano di rispondere è dire la ricostruiamo in 10 anni, io invece dico: perché si può intervenire per il restauro delle chiese e non si può fare per gli edifici privati? Ritengo che il piano di ricostruzione debba essere fatto dove serve. Abbiamo perso tre anni per capire cosa fare. Se si fosse raggiunto un punto di convergenza fra Comune e commissario si sarebbe potuto cominciare con gli edifici vincolati che non avevano bisogno di un cambio di destinazione d’uso. Se torniamo a una normalità degli atti amministrativi si può recuperare del tempo». Da urbanista Properzi ha criticato la disattenzione per il centro storico: «Dobbiamo parlare del domani senza infognarci sulle questioni del passato. Basta con le varianti per far nascere i centri commerciali. Ho il timore che si vada a un consumo di suolo altissimo e che si costringa gli aquilani a usare sempre l’auto». Per il candidato sindaco il centro storico è un priorità, ma in contemporanea si poteva cogliere l’occasione di far diventare una città vera quella periferia che si allunga dal Torrione a Pettino rendendola vivibile. Ora bisogna elevare la qualità della vita nei posti dove la gente sta». Poi su fronte politico ha spiegato che la sua candidatura «è una cosa fatta in casa, ho avuto l’adesione del Pdl, altre forze politiche si stanno organizzando e hanno espresso la loro adesione». Ieri però Daniele Toto non c’era. All’insegna del fair play Properzi ha definito i suoi avversari, di qualità: «Giorgio De Matteis potrebbe essere uno splendido alleato del sindaco dell’Aquila». Lunedì il programma del candidato sindaco sarà sul sito. «Abbiamo deciso di costituire 6 cantieri di ricostruzione su tematiche e sul territorio a cui i cittadini possono contribuire». E, proprio ieri, il sindaco, Massimo Cialente, e l’assessore alla ricostruzione, Pietro Di Stefano, dopo la conferenza dei servizi per discutere del piano di ricostruzione del centro storico e di quello delle frazioni, hanno mostrato «profondo rammarico, ma soprattutto preoccupazione, per la mancata partecipazione del commissario e della Provincia. Commissario e Provincia mancano a un obbligo istituzionale, proprio loro ora si sottraggono al confronto e all’iter procedurale per la sua approvazione. Non vorremmo che tutto ciò fosse dettato da insensate preoccupazioni elettorali». Intanto c’è ancora chi, all’interno del Pdl, mostra una certa allergia al nome di Properzi e spera di ritrovare l’unità del centrodestra. Si tratta di Ersilia Lancia e di coloro che in occasione dell’esecutivo del Pdl non hanno votato l’annullamento delle primarie. Ersilia Lancia e altri del comitato hanno presentato un documento che però non è stato messo ai voti con il quale si chiede di riattivare il tavolo delle primarie e contestualmente «svolgere un ruolo di raccordo e sintesi tra tutte le candidature a sindaco alternative al centrosinistra al fine di individuare una soluzione il più ampiamente condivisa». Primarie del centrodestra, una brutta figura annunciata È la rinuncia di una classe politica a presentarsi agli elettori con volti giovani e nuovi Psicodramma analitico o strategia studiata il pasticcio delle primarie? Il Pdl, in entrambi i casi, fa una figura barbina, nazional politik. E se ne vanta in giro. «Le primarie non sono un rito formale. Anzi. Sono un modo per non lasciare solo alle segreterie di partito la decisione...» diceva il socialista Enrico Boselli. La segreteria del Pdl, evidentemente, non ci sta a lasciare al proprio popolo simpatizzante ed elettore la decisione. È nei giochi di potere dei partiti, ma i vertici aquilani di quel Partito delle libertà (negate?) avrebbe potuto e dovuto risparmiare alla città e a sé stessi la manfrina di primarie prima indette e poi cancellate. Nel più alto dei cieli politici, è un comportamento descritto dal Dalai Lama: «Dobbiamo imparare bene le regole, in modo da infrangerle nel modo giusto». È stata disattesa la mozione con cui è stato eletto segretario provinciale Alfonso Magliocco, che recitava «con Alfano per le primarie». Non è poco. Ciò, comunque, presuppone un disegno alto, seppur scorretto, già, per la verità, profetizzato da qualche pidiellino in tempi non sospetti. C’è, invece, la spiacevole sensazione di un’esplorazione al buio e di un cammino a tentoni con il pavento di che cosa si troverà più avanti. Beh, se la sensazione è esatta, Massimo Cialente può dormire sonni tranquilli. Il centrodestra, forse anche più del centrosinistra, aveva (ha) giovani per rinvigorire una squadra logora, divisa in clan e con alcuni uomini chiacchierati improvvisamente riapparsi sul proscenio o tra le quinte. Senza primarie, ha rinunciato a un lifting del proprio volto, magari solo parziale con le primarie. «Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei, e se so di che cosa ti occupi saprò che cosa puoi diventare» scrive Johann Wolfgang Goethe. Ecco, appunto. Romeo Ricciuti, ben sapendolo, ad esempio, non ci sta a far parte di «quelli della Prima Repubblica a volte ritornano». «Io non torno, mi sono ritirato dalla politica, non sto appoggiando nessuno, sono esule da due anni». «Non si dicono mai tante bugie quante se ne dicono prima delle elezioni, durante una guerra e dopo la caccia» avvertiva Otto von Bismarck. «Ma io non le dico - afferma Ricciuti -. Il mio massimo impegno è per il centro studi italiani nel mondo Lorenzo Natali e, quindi, per L’Aquila. Non sono aquilano, ma mi sento aquilano. Lavoriamo per una programmazione economica e per collocare L’Aquila nel tessuto regionale. Il mio invito, anzi, è quello di fare una lista unica con le migliori menti, le migliori professionalità. C’è un’emergenza a cui va data una risposta unitaria. Rivolgo un appello accorato alle coscienze e mantengo questa posizione. Se non fosse possibile, spero che si mettano insieme dopo le elezioni, abbandonando le diverse casacche». Beh, però, lei sta vicino a Pierluigi Properzi... «Io non vado in giro insieme a lui, ci va il mio commercialista e questo può aver tratto in inganno. Mio figlio Luca? Starà con Properzi quando lo dirà il partito. Sono tutti buoni candidati, anche Enzo Lombardi sarebbe un candidato eccellente». E il pastrocchio delle primarie? «Preferisco non commentare». E allarga le braccia. Giustappunto.
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