«Ero io l’obiettivo». Il Governatore della Regione Gianni Chiodi difende il suo socio di studio, Carmine Tancredi (non iscritto nel registro degli indagati, ndr), il cui nome è spuntato più volte nell’inchiesta sulla bancarotta milionaria degli imprenditori teramani Maurizio Di Pietro e Guido Curti. E critica aspramente «certa stampa», ritenendosi «oggetto di diffamazione». Attacchi mediatici, a suo dire, mossi da soli interessi economici per arrivare a lui con l’avvicinarsi delle elezioni. Lo fa durante la trasmissione Link andata in onda su Teleponte. Lei si fida del suo socio Tancredi? gli domanda il direttore. «Non si tratta di fidarsi - risponde Chiodi -. L’attività è professionale. Lui porta avanti un’attività professionale alla quale io purtroppo non posso partecipare. Ma le mura, le cose che stanno lì, le scrivanie, le librerie... sono anche mie. Negli anni ho contribuito a comprarle. Non è che non posso essere socio. Di me invece hanno detto “sei socio, quindi vuol dire che ti interessi ancora dello studio”. Sono fiero che lo studio porti anche il mio nome. Io sono stato oggetto di un campagna vergognosa. Cattiva. Di denigrazione personale da parte di certa stampa. Come i politici vanno dai delinquenti agli statisti e non sono tutti uguali, questo vale anche per i giornali e i giornalisti».
Il Governatore della Regione ritiene di essere stato «oggetto di una classica diffamazione a mezzo stampa». «Il mio socio di studio ancora di più - dice -, ma sarà lui a decidere cosa fare, perché lui non è nemmeno indagato. Carmine Tancredi non ostacola nessuno, non pesta i calli a nessuno. E soprattutto non è stato un baluardo di certe situazioni nelle finanze degli abruzzesi. Ero io l’obiettivo». «Questi schizzi di fango si voleva che arrivassero a me. L’attacco non è mai gratuito», aggiunge durante l’intervista. Chiodi, gesticolando, ribadisce che «in questa vicenda non c’è nulla». Da «un ordinario caso di bancarotta», sui giornali si è arrivati a parlare di lui. Poi il direttore dell’emittente televisiva teramana gli domanda se Cipro sia o meno un paradiso fiscale. «Dal primo gennaio 2009 Cipro è white list. È come l’Italia. Fa parte dell’Europa», ribadisce il Governatore. «Hanno ragione quelli che dicono che la politica oggi è diventata la metafora della guerra. Le armi però non sono più i proiettili, i fucili, le mitragliatrici, ma i media che si schierano e fanno azione molto faziosa».
Chiodi però avverte: «Voglio annunciare che non mi faranno crollare: la partita non è persa fino a che non è vinta».