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Data: 14/12/2006
Testata giornalistica: Rassegna sindacale
Autostrade. Stop alla fusione con Abertis. Epifani: finisce un progetto nato male

E' fallita la fusione italo-spagnola tra Autostrade e Abertis. Un epilogo prevedibile, vista la contrarietà del governo italiano e una serie di ostacoli normativi che avrebbero impedito l'operazione. La decisione è stata presa oggi dal consiglio di amministrazione di Autostrade, che ha bloccato la fusione "per impossibilità di procedere". Lo stop, spiegano le due società in un comunicato congiunto, è dovuto all'"entrata in vigore di una nuova normativa inesistente al momento dell'approvazione del progetto di fusione" (ossia l'ex art. 12 del decreto fiscale), oltre che alla "mancanza di una autorizzazione che la recente cautelare del Tar ha considerato applicabile alla fusione". Ma le due societa' ''auspicano che in futuro si possano ricreare le condizioni per riconsiderare il progetto e a tal fine intendono proseguire congiuntamente nell'azione e nel dialogo a livello istituzionale''.

La nota spiega dettagliatamente le due ragioni che hanno mandato in fumo le nozze. La prima, ''la mancanza di un'autorizzazione che la recente decisione cautelare del TAR Lazio ha considerato applicabile alla fusione in parola. Autorizzazione non prevista dall'ordinamento all'inizio del procedimento di fusione, venuta ad esistenza dopo un parere del Consiglio di Stato del 21 giugno 2006 e richiesta da Autostrade il 5 luglio 2006 e tuttora pendente. Tale autorizzazione e' stata negata con comunicazione di ANAS del 5 agosto 2006. Successivamente, a seguito dell'autorizzazione rilasciata dalla Commissione Europea in data 22 settembre 2006 e della lettera della stessa Commissione inviata il 18 ottobre 2006 al Governo italiano, - continua la nota- ANAS ha ritrattato il diniego in data 27 ottobre 2006, con invito ad Autostrade, che ne ha contestato la necessita', a riproporla nel vigore, peraltro, di una nuova normativa incidente sui fondamentali regolamentari, economici e finanziari del rapporto concessorio in essere e portante, di fatto, per Autostrade, il rischio di una anticipazione degli effetti negativi della nuova normativa, nonche' una incertezza assoluta sui tempi di attuazione della fusione''.

La seconda ragione è ''l'entrata in vigore di una nuova normativa, inesistente al momento della approvazione del progetto di fusione, consistente nella soggezione da parte dell'impresa concessionaria ad un profondo mutamento, per volonta' unilaterale esterna, non conoscibile in via preventiva nella concreta portata e indeterminata nei profili di indennizzo in caso di mancata accettazione da parte del concessionario della nuova convenzione e conseguente cessazione del rapporto concessorio in essere''.

Non si strappa i capelli Guglielmo Epifani - segretario generale della Cgil - secondo il quale "si mette finalmente un punto su un progetto nato male e gestito peggio''. ?'Il sindacato aveva da subito denunciato - prosegue Epifani - il carattere solo finanziario di un'operazione priva di contenuti industriali. Ora e' necessario cambiare direzione. Va rilanciato un settore strategico per la mobilità del paese ed indispensabile per il rilancio delle infrastrutture''. ?'Sarebbe irresponsabile pensare di garantire gli interessi del paese continuando a perseguire riforme a colpi di decreti legge, modifiche unilaterali e ricorsi alla magistratura che produrrebbero un contenzioso giudiziario tale da bloccare ogni iniziativa per anni - sostiene il segretario della Cgil - Inoltre tale scenario porterebbe alla paralisi degli investimenti, a ricadute negative sulla qualità del servizio offerto dalle autostrade e, soprattutto, ad essere pagata a caro prezzo dai lavoratori del settore, come dimostra l'assurda situazione in cui sono venuti a trovarsi i dipendenti delle società che garantiscono le manutenzioni, il cui posto di lavoro e' ora a rischio''.

A parere di Epifani, ?'è necessario evitare che gli errori commessi dai concessionari autostradali in passato si tramutino in una battaglia contro le aziende. Al contrario, vanno introdotte norme che permettano di sviluppare ?campioni nazionali' in grado di competere in Italia ed in tutto il mondo nella gestione e nella costruzione delle infrastrutture e nello sviluppo di servizi logistici''. ?'Il ministro Di Pietro, a cui va dato il merito di aver riaperto la discussione su un capitolo brutto delle privatizzazioni nel nostro paese, ha il dovere di convocare immediatamente un tavolo di concertazione che coinvolga tutti i soggetti interessati per individuare soluzioni virtuose in grado di essere un traino per la ripresa economica del paese. Il sindacato, in tale ipotesi - conclude Epifani - è pronto a fare la sua parte''.

Si dice "contentissimo" anche il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. Che aggiunge: ''siamo stati i primi a denunciare che c'e' stata un'appropriazione di miliardi per gli investimenti, e questa e' stata una questione gestita da Di Pietro in un modo che noi abbiamo condiviso''. Secondo Bonanni, ora ''bisogna completare il lavoro di revisione della concessione e, soprattutto, chiediamo al governo che ci sia un confronto generale sulla revisione delle tariffe. Chiederemo - ha concluso - un confronto serrato con il governo perche' si rifacciano le norme sulla concorrenza e sulle authority''.

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