PESCARA - «Abbiamo i soldi e il Governo non ce li fa utilizzare». La lettura asciutta dell’assessore regionale al Bilancio, Carlo Masci è questa. Il Governo Monti impugna alcune norme della Finanziaria 2012 e blinda, di fatto, i 23 milioni di euro destinati in un primo momento ad accendere un mutuo per tappare i vecchi debiti della sanità, un debito che la Regione non ha più acceso, spiega Masci, perché ha prelevato quei soldi dall’aumento del bollo auto e dell’accisa sulla benzina. «Dunque, soldi in cassa -precisa ancora l’assessore- , che abbiamo destinato alle spese obbligatorie, come il trasporto locale. Ora ci difenderemo di fronte alla Corte costituzionale per spiegare le nostre ragioni, e va anche precisato che la maggior parte delle norme impugnate derivano da emendamenti proposti in Consiglio regionale e accolti sia dalla maggioranza che dall’opposizione». Tra questi, l’assegnazione di fondi ai malati oncologici e a quelli che usufruiscono del metodo Doman (una terapia per il recupero dei bambini cerebrolesi) o la norma che stabilisce che il ticket non è dovuto quando il suo importo supera quello della prestazione sanitaria.
Un’altra norma impugnata dal Governo riguarda l’aumento dei canoni idroelettrici, anche questa frutto di un emendamento delle opposizioni votato dall’Emiciclo. «Alla Corte costituzionale -dice ancora Masci- spiegheremo che quei 23 milioni, che per il Governo avremmo dovuto accantonare per un mutuo mai acceso, non avevano più il vincolo della sanità perché abbiamo raggiunto il pareggio dei conti, come dimostreremo il 4 aprile al prossimo tavolo di monitoraggio. E a quel punto, a questi 23 milioni che il Governo dovrà svincolare, se ne aggiungeranno altri 40».
Le opposizioni però attaccano, approfittando del momento di difficoltà causato da Palazzo Chigi alla Giunta Chiodi. Il segretario regionale del Pd, Silvio Paolucci, offre un’altra chiave di lettura: «L’impugnazione di alcune leggi abruzzesi decisa dal Governo nazionale non è la prima e non sarà l’ultima, almeno finché chi governa la Regione sarà impegnato in una spericolata gestione della cosa pubblica tutta improntata ad alimentare centri di potere attraverso una trentina di commissariamenti, il rifiuto di ogni regola di trasparenza, il trincerarsi dietro silenzi su vicende imbarazzanti». Per il segretario del Pd, «gli abruzzesi pagano la tassazione più alta d’Italia per ritrovarsi un governo regionale che non è capace neppure di scrivere le norme, una pagina che va chiusa al più presto».
Gianni Melilla, coordinatore regionale di Sel, definisce la bocciatura della Finanziaria regionale ratificata da Palazzo Chigi «un’ulteriore prova della pessima qualità legislativa della maggioranza di centrodestra che governa la Regione, e anche della faciloneria con cui si appostano ingenti risorse finanziarie senza i necessari requisiti di legittimità». L’esponente del partito di Nichi Vendola ricorda ancora che il tema della qualità legislativa in materia finanziaria «è decisivo per accertare il buon governo». Anche per Melilla, sono troppe le leggi regionali che negli ultimi tre anni sono state osservate dai Governi nazionali. E ciò deriverebbe, sempre secondo il segretario di Sel, «dalla scarsa considerazione del ruolo tecnico degli uffici legislativi e finanziari della Regione, che porta la Giunta Chiodi a collezionare spesso brutte figure».