Il segretario Pdl: la riforma è la nostra priorità. La replica: lo scopre ora?
ROMA - Scintille tra Pd e Pdl alla vigilia del nuovo round con il governo sulla riforma del mercato del lavoro. Il Pd fa muro di fronte alle parole di Angelino Alfano che dal palco di Orvieto, prima sferra un attacco alle banche, che devono stare con il popolo, poi scandisce: «Daremo a questo governo Monti tre priorità: lavoro, lavoro, lavoro!». A Pier Luigi Bersani non va giù che i berlusconiani si approprino di un tema sul quale, invece, investe la sinistra. E ironizza: «Quando c’è da parlare di corruzione, di frequenze tv, scoprono anche il lavoro. Questa settimana è il lavoro, vediamo la prossima».
Una fibrillazione maturata in seguito al niet del Pdl al vertice di Palazzo Chigi, proseguita su uno dei temi più caldi dell’agenda governativa, il lavoro. Gianfranco Fini, presidente della Camera, aggiunge altra carne al fuoco sul terreno minato dell’articolo 18. Dichiara che l’articolo «è un reperto archeologico» e che, anziché concentrarsi «sull’uscita dal lavoro, ci dobbiamo concentrare su come si entra nel mondo del lavoro». Auspicando poi che gli incentivi alle imprese vengano aboliti quando sono fine a se stessi. Replica Bersani: non bisogna usare l’articolo18 «come lo straccio simbolico su cui dire quale sarà la direzione di marcia, se regolare o deregolare». Concede un’apertura, per compiere una «manutenzione all’articolo», e aggiunge che le forze sociali potrebbero essere «disponibili, ma non mettiamo in mezzo obiettivi che non hanno senso». Pier Ferdinando Casini, leader Udc, ammonisce: «Nell’aria c’è qualcosa di nuovo, anzi di antico. Ma noi andiamo avanti con serenità. Con Monti si cambia senza nostalgie!».
Ed il clima resta acceso anche tra i sindacati in vista della ripresa del confronto, che avrà luogo comani, tra il ministro Elsa Fornero e le parti sociali. Susanna Camusso, leader Cgil, manda l’avvertimento: «Se il governo è a caccia di licenziamenti facili», il suo sindacato resta fermo sul fronte del no. Ma sottolinea anche che il rischio è di avere «una tensione sociale di lungo periodo». Parole che suscitano la forte reazione di Raffaele Bonanni, Cisl: «Spero che il governo voglia un accordo innovativo ed equilibrato e non fornisca alibi a chi minaccia tensioni». E non deve dare la «stura a chi rincorre tensioni sociali e si barrica nel no». Infine, chiede di abbassare i toni. Luigi Angeletti, Uil, è cauto e invita a guardare alla trattativa come suggerito dal Capo dello Stato: «Avrà un buon esito se tutti accetteranno soluzioni razionali, le tutele si diffondono stanziando le risorse necessarie». Anche Giovanni Centrella, Ugl, dice a chiare lettere di non toccare l’articolo 18.
Sul mercato del lavoro, Bersani puntualizza due cose: se il tavolo del governo fallisce «stavolta non è come fossimo ai tempi di Sacconi e compagni, adesso è un liberi tutti». Perché non può esistere che «uno si alza e se ne va». Secondo, dopo l’accordo bisogna subito «dare un po’ di stimoli all’economia». E a Mario Monti e alla Fornero manda a dire che è no alla riforma solo per lanciare uno scalpo ai mercati. Sostiene che servono soldi per la flex security. Non si «fanno le nozze con i fichi secchi», ci vuole «uno sforzo» affinché sugli ammortizzatori bisogna fare «passi verso un sistema universalistico».
Ma è lo scontro Bersani- Alfano, così come la presa di posizione di Fini, a dividere i partiti. Nichi Vendola risponde al Pdl: l’emergenza lavoro l’avete creata voi, in 15 anni «di politiche dissennate». Diliberto, Pdci, è indignato: offensivo il Pdl che parla di lavoro. Stefano Fassina, Pd, se la prende anche con Fini perché è un errore svalutare il lavoro a favore della competitività. La destra, per Fassina, strumentalizza la crisi dei giovani. Invece, per Daniele Capezzone, portavoce Pdl, «Bersani è in clamorosa difficoltà politica», per lui sarebbe «ideale» non parlare della riforma del lavoro. Sulla stessa lunghezza d’onda Osvaldo Napoli (Pdl), secondo il quale il segretario Pd «annaspa» dovendo inseguire Vendola, Di Pietro e Camusso a sinistra, oltre a non dover perdere i contatti con Casini.