TRENTO. Un treno merci fermo a un semaforo rosso in mezzo alla campagna e un altro merci che gli piomba alle spalle a 110 chilometri all'ora: nell'urto tremendo, che ha fatto volare il secondo treno sopra il primo, sono morti i due macchinisti del convoglio investitore. Il disastro è accaduto ieri mattina sulla linea del Brennero, fra Trento e Verona.
Walter Mazzi e Giancarlo Maschi, i macchinisti del treno, non hanno avuto scampo. Sono stati estratti dal groviglio metallico dopo cinque ore di lavoro dei vigili del fuoco con mole a disco e fiamma ossidrica. I primi ad accorgersi dell'incidente sono stati due dipendenti dello stabilimento Tortellini Paf, che si trova proprio davanti al luogo del tamponamento. I due hanno sentito il frastuono ma lì per lì hanno pensato alla caduta di bancali nel magazzino. Sono usciti e nel buio pesto (erano le 5.35) hanno intuito il disastro. Sono rientrati a prendere delle pile e nel frattempo hanno avvertito le forze dell'ordine. Poco dopo erano sul posto i carabinieri di Avio, di Ala e di Rovereto e i vigili del fuoco volontari di Avio, che con le fotocellule hanno illuminato una scena raggelante: nell'intrico non si riusciva a capire dove finiva un treno e dove cominciava l' altro. Poi sono arrivati i soccorsi. Il traffico ferroviario è stato interrotto. Gravi i disagi, che si protrarranno anche per la giornata di oggi. L'urto fra i due treni ha scardinato i binari e la linea elettrica per alcune centinaia di metri. La merce trasportata dai treni è stata scaraventata nei vigneti di Borghetto, paese trentino a poche centinaia di metri dal confine con la provincia di Verona. Subito si è diffusa il timore che la merce trasportata potesse essere inquinante: un laboratorio mobile dell' Agenzia trentina dell'ambiente ha però fugato i timori. Anche la statale 12, a fianco della ferrovia, è stata chiusa per favorire i lavori.
Saranno ora le varie inchieste aperte a stabilire le cause di questa tragedia che per molti ha dell'incredibile. Guasto tecnico o errore umano: queste le ipotesi su cui lavorerà il perito nominato dal tribunale di Rovereto, il professor Diana del Politecnico di Milano.