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Pescara, 05/04/2026
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Data: 12/03/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Ammortizzatori e contratti, riparte la trattativa. Conferma sui fondi, arriveranno dai risparmi previdenziali

ROMA - Ci ha lavorato tutta la giornata ieri, incrociando i dati e le proiezioni dell’Inps con le risorse scovate dalla Ragioneria dello Stato. Ed è probabile che continuerà a farlo anche questa mattina, in modo da presentarsi con il maggior numero di risposte esaurienti oggi alle 16 alle parti sociali convocate nel suo ministero per il sesto round di trattativa sulla riforma del mercato del lavoro. Perché stavolta davvero occorre iniziare a tirare un po’ di somme: la dead line indicata dal premier - fine marzo - è alle porte e tre settimane passano in fretta.
L’intenzione oggi sarebbe di chiudere sull’apprendistato, riordinare il sistema dei contratti e iniziare a mettere dei puntini sulle i per quanto riguarda il nuovo sistema di ammortizzatori sociali. Come anticipato ieri dal Messaggero, i fondi per gli ammortizzatori verranno in parte (si parla di 2 o 3 miliardi) dai risparmi della previdenza. Flessibilità in uscita e articolo 18 dovrebbero restare fuori dalla discussione odierna.
Le parti si attendono parole chiare e definitive sul nodo risorse. Non solo quelle che il governo ha intenzione di mettere in campo, ma anche quelle che peseranno sulle spalle di aziende e lavoratori. Il nuovo sistema di ammortizzatori - cassa integrazione ordinaria, cassa integrazione straordinaria e indennità di disoccupazione - dovrà aumentare il suo livello di autofinanziamento. Il che significa più contributi per le imprese. Le piccole, finora esonerate, dovranno iniziare a co-partecipare. Di quanto? Dipenderà dal grado di copertura e dall’ampiezza della platea che potrà accedere all’indennità di disoccupazione. Sarà sicuramente reso più morbido l’attuale requisito delle 52 settimane lavorate nell’ultimo biennio, che secondo la Banca d’Italia esclude circa la metà dei lavoratori a termine da ogni beneficio e un sesto di quelli a tempo indeterminato. La quantità di risorse a disposizione (mix tra quelle a carico di imprese, lavoratori e Stato) inciderà anche sulla durata del sussidio. Ora l’indennità di mobilità copre l’80% della retribuzione per un periodo che arriva a due anni, salvo proroghe. L’indennità di disoccupazione ha una copertura decrescente: 60% i primi sei mesi, 50% i successivi due, e poi 40%. Anche la durata è diversa: 8 mesi (12 per gli over 50). Il progetto della Fornero è di accorpare i due strumenti. I sindacati temono che l’allargamento della platea comporti un allineamento all’indennità meno generosa.
Meno complessa la partita sull’apprendistato. Anche perché sono tutti d’accordo sul principio: sarà il contratto di ingresso per i giovani. La flessibilità in entrata resta in tutte le sue forme contrattuali, ma un sistema di disincentivi e incentivi dovrebbe scoraggiarne gli abusi e gli utilizzi distorsivi.
Uno sprone a «essere coraggiosa» arriva al ministro Fornero dal segretario del Pdl, Angelino Alfano: «Se il governo Monti va avanti con una politica riformatrice, avrà sempre il Pdl al suo fianco». Per Cesare Damiano, deputato Pd, oggi «è il momento della verità» per quanto riguarda le risorse. Parla di articolo 18, invece, Rocco Buttiglione (Udc): «Bene Monti: l’articolo 18 non è un totem da conservare o da abbattere».

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