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Data: 13/03/2012
Testata giornalistica: Il giorno
Wagon Lits, non è ancora finita. La lotta continua, la staffetta sulla torre «Nessuna assunzione in vista ma soltanto qualche colloquio»

IL CRONOPROGRAMMA stilato a Palazzo Lombardia il 30 dicembre scorso e ribadito qualche settimana più tardi dall'assessore regionale Raffaele Cattaneo, alla presenza delle aziende, non lasciava spazio a interpretazioni: entro il 31 gennaio 2012, 45 lavoratori ex Wagon Lits sarebbero dovuti essere stati assunti dalla Angel Service per «attività bordo treno» e per provvedere alle pulizie sui convogli. Solo il primo dei 5 scaglioni di assunzioni contemplati da un accordo che aveva finito per spaccare i sindacati: la Cgil non firmò. Peccato che ad oggi, nessuno dei 152 lavoratori lombardi licenziati dalle Ferrovie a inizio dicembre abbia trovato occupazione. «Tutto fermo» protestano i ferrovieri. Per chi non lo ricordasse, la vertenza in questione è quella dei lavoratori dei treni notturni che da Milano, Torino e Venezia raggiungevano il meridione, treni che le Ferrovie, l'8 dicembre scorso, hanno deciso di sopprimere lasciando a casa 800 persone in tutta Italia, 152, come detto, solo in Lombardia. Alcuni degli ex Wagon Lits hanno scelto di protestare contro il taglio dei convogli a 20 metri di altezza dal suolo, salendo sulla torre faro al binario 24 della stazione Centrale di Milano. La protesta in alta quota prosegue. I lavoratori hanno scelto la staffetta: per uno che scende dalla torre uno vi sale. Dall'assessorato di Cattaneo fanno sapere che nei prossimi giorni sarà riconvocato un nuovo tavolo con le società che si sono rese disponibili ad assumere gli ex Wagon Lits (oltre ad Angel Service, anche Trenord, Atm e aziende che lavorano con appalti Trenitalia e Rfi): l'obiettivo è accelerare l'esecuzione dell'accordo. Finora ai 152 senza posto è toccato solo qualche colloquio. È il caso di Giuseppe Gison, il primo a salire sulla torre, insieme a Carmine Rotatore e Oliviero Cassini, e il primo a scendere. «Quell'accordo non mi piace - ribadisce Giuseppe - perché l'obiettivo della protesta è il ripristino dei treni soppressi. La soluzione deve essere di livello nazionale, non regionale. Detto questo, sono stato chiamato da Trenord per due colloqui e ho risposto presente perché non voglio precludermi alcuna possibilità: ho due figli - sospira Giuseppe - una bimba di 4 anni e un bimbo di 2. Non mi hanno preso, dicono che il mio profilo non corrisponde a quello richiesto dall'azienda. Sarà, ma ad oggi, nonostante l'accordo firmato in Regione, nessuno di noi ha ancora trovato lavoro».

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