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Data: 13/03/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Riforma del lavoro - Nuovi ammortizzatori sociali, i sindacati bocciano la riforma. Bonanni: ecatombe sociale. Camusso: un passo indietro

ROMA - Si rivedranno lunedì da Monti a Palazzo Chigi. Con una nuova dead line: chiudere entro il 23 marzo. Sperando che durante questa nuova settimana di incontri bilaterali con il ministro Fornero il quadro diventi un po’ meno fosco. Perché quello che le parti sociali hanno intravisto ieri in quattro ore e mezzo di riunione nel ministero di via Flavia è stato abbastanza cupo. Durissime le parole della leader Cgil, Susanna Camusso: «E’ un passo indietro». Anche se poi precisa: «Stiamo facendo una trattativa e continuamo a farla». Non è da meno il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, che parla di «ecatombe sociale» per quanto riguarda il nuovo sistema di ammortizzatori, pur dando un giudizio più morbido sui contratti. Sul fronte delle imprese le più arrabbiate sono le piccole, di artigiani e commercianti, rappresentate da Rete Imprese: «C’è un appesantimento del costo del lavoro superiore al 2%, pari a 400 euro l’anno in più a dipendente. E’ inaccettabile». Più cauta la Confindustria che esprime perplessità sui tempi di andata a regime della riforma, ma si dice concorde nel disegno generale. «Nel complesso il giudizio non è negativo» dice Emma Marcegaglia. L’associazione degli industriali d’altronde porta a casa un punto importante: da oggi, negli incontri bilaterali, si inizierà ad affrontare anche il discorso sulla flessibilità in uscita. Il che significa che lunedì a Palazzo Chigi l’articolo 18 sarà a tutti gli effetti sul tavolo. A questo proposito però arriva un nuovo altolà dal segretario del Pd: «Se qualcuno pensa che io tradisca l'articolo 18...». E aggiunge: «Dico no alla deregolamentazione. Serve solo una manutenzione. Vorrei che il governo lo capisse bene».
Ieri alla riunione il ministro del Welfare Elsa Fornero - che conta di ridurre la disoccupazione al 4,5% - si è presentata con un piano nuovo. Cambiano i tempi: la transizione non sarà più fino al 2017, come aveva promesso, ma la riforma andrà a regime nel 2015. Come anticipato da Il Messaggero, la cassa integrazione straordinaria resta (verrà eliminata solo quella per cessazione di attività). Scompare la mobilità: il ministro ha ribadito che sarà accorpata all’indennità di disoccupazione. Ma non ci sarà un reale allargamento della platea, così come più volte annunciato. I requisiti per accedere alla nuova assicurazione sociale per l’impiego, infatti, restano uguali a quelli attuali: 52 settimane lavorate nell’arco degli ultimi due anni. «I lavoratori che erano scoperti prima continueranno ad essere scoperti anche ora» sintetizza la Camusso.
Dubbi e perplessità anche sul periodo di copertura e il livello di contribuzione. La durata sarà di 12 mesi (15 per gli over 58). In questo modo una fetta di lavoratori - chi fino ad ora poteva usufruire dalla mobilità (fino a 24 mesi, più eventuali proroghe) - ci perde, chi invece aveva un’indennità solo fino a 8 mesi ovviamente ci guadagna. L’importo medio dell’assegno sarà di 1119 euro, con un meccanismo di decalage che porterà ad un abbattimento dell’indennità del 15% dopo i primi sei mesi e un altro 15% di abbattimento dopo altri sei mesi. «La proposta del governo riduce i tempi di copertura temporale e riduce l’intensità del sostegno finanziario. Questo è un disastro e chiediamo al governo di tornare indietro su questo punto» dice Bonanni. Le aliquote contributive saranno l’1,3% per i contratti a tempo indeterminato, 2,7% per i lavoratori a termine. Un incremento giudicato eccessivo e insostenibile dalle piccole aziende che finora al massimo arrivavano a pagare lo 0,70%. Già oggi il ministro invierà alle parti documenti dettagliati sul nuovo sistema di ammortizzatori e sui contratti.Per quanto riguarda le risorse il ministro ha detto che non arriveranno dalla spesa sociale, ma ha assicurato che il governo le troverà. «Vorrei conoscere su quali basi sono state fatte valutazioni circa i costi del sistema a regime» osserva il leader Uil, Luigi Angeletti. E il numero uno Ugl, Giovanni Centrella, aggiunge: «Chiediamo al governo di dirci ora, non tra un anno e mezzo, quali risorse intende mettere».

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