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Data: 13/03/2012
Testata giornalistica: Rassegna.it
Lavoro, incontri bilaterali sull'articolo 18

Dal 13 marzo incontri separati su flessibilità in uscita, lunedì vertice con Monti a Palazzo Chigi. Nuovi ammortizzatori dal 2015, arriva l'Assicurazione sociale per l'impiego. Camusso: "Fatto un passo indietro"

Saranno riunioni separate, al di fuori del tavolo, prima della fase finale del negoziato. Fornero invierà alle parti due documenti, uno sui contratti e l'altro sull'assicurazione sociale per l'impiego. Lunedì 19 marzo invece c'è il nuovo incontro di trattativa, stavolta Palazzo Chigi in presenza del presidente del Consiglio Mario Monti. La trattativa si chiuderà entro venerdì 23 marzo, su indicazione del premier. I nuovi ammortizzatori sociali entreranno in vigore dal 2015, questa l'altra novità di oggi. L'esecutivo accorcia il periodo di transizione tra vecchio e nuovo regime e cambia l'indicazione precedente, che prevedeva l'ingresso della riforma nel 2017. Non si scioglie l'incognita dei soldi per finanziare la riforma: “Non sono in grado di dirvi dove saranno trovate le risorse, il governo è impegnato a ricercarle”. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, come riferito dalla Cgil su Twitter.

La riforma degli ammortizzatori sociali sarà incentrata sull'Assicurazione sociale per l'impiego. Nelle intenzioni del governo, l'impianto sostituisce l'indennità e gli incentivi di mobilità, l'una tantum per i co.co.pro e altre indennità. Si applica a tutti i lavoratori, privati e pubblici, non coperti da contratto a tempo indeterminato. I requisiti per accedere sono due anni di anzianità assicurativa, almeno 52 settimane di lavoro nell'ultimo biennio. La durata dell'assicurazione sarà di 12 mesi, per i lavoratori sopra i 58 anni arriverà a 15 mesi. Avrà un tetto medio di 1.119 euro, con un meccanismo che porta all'abbattimento dell'indennità del 15% dopo i primi sei mesi, poi un altro 15% dopo i secondi sei mesi. L'aliquota contributiva sarà pari all'1,3% e arriverà all'1,4% per i lavoratori precari.

“Oggi abbiamo fatto un passo indietro”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, in conferenza stampa. “Il governo ha proposto di accelerare l'ingresso del nuovo sistema. Questo si traduce nel fatto che, nel breve periodo, una parte consistente di lavoratori avrebbe una riduzione delle coperture e nessun vantaggio come indennità economica. Questo ci preoccupa molto soprattutto durante la crisi – ha proseguito Camusso -. Con questa riforma non ci sarà un solo lavoratore in più coperto dal nuovo sistema, tutte le forme parasubordinate e autonome restano escluse”.

Inoltre, secondo Camusso, “non cancellare nessuna tipologia contrattuale è un altro arretramento. Se le cose rimangono queste, fare passi avanti è complicato. Non vorremmo essere perfidi – ha aggiunto -, ma se il modello è questo la sensazione è che non solo non si trovano risorse, ma si stanno distribuendo diversamente le risorse già esistenti. Ovvero si riduce la copertura a chi ce l'ha e non si dà nulla a chi oggi è scoperto”. Dell'articolo 18 “ancora non abbiamo parlato”, il leader della Cgil non fa altri commenti. Sull'esito della trattativa ha concluso: “E' un confronto difficile ma non facciamo polemiche, le cose possono cambiare rapidamente”.

Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, ha sottolineato che ci sono “passi avanti” verso l'accordo, ma restano parti da correggere. “Solo con la riforma del mercato del lavoro – ha detto al tavolo – non faremo scendere la disoccupazione al 4-5%. La riduzione delle tipologie contrattuali e il potenziamento dell'apprendistato come forma primaria di stabilizzazione sono fatti importanti. Ma – a suo avviso – occorre anche un taglio netto su finte partite Iva, poi rafforzare gli elementi di rioccupabilità, rendendo cogente la formazione”. Parlando del nuovo sistema assicurativo, ha detto che “non bisogna caricare di troppi costi le piccole aziende. Sarebbe un errore ridurre tempi e intensità finanziaria dell'indennità di mobilità”. Per Bonanni "c'è rischio di ecatombe sociale".

Non ci sono ancora chiarimenti sui costi della riforma, così i sindacati non possono giudicare. E' l'opinione del segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. “Sono stati fatti passi in avanti – ha detto - sui contratti a termine ma non va bene che si lascino le cose inalterate per le altre forme spurie dei contratti”. Inoltre, ha aggiunto Angeletti, “vorrei conoscere su quali basi sono state fatte valutazioni circa i costi del sistema degli ammortizzatori a regime. Quindi vorrei sapere dalla Ragioneria generale dello Stato quali sono le sue previsioni sull'andamento della disoccupazione nei prossimi anni”.

Ha parlato anche il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: “Sul tema contratti e flessibilità in entrata c'è un avanzamento che giudico positivo. Sul tema degli ammortizzatori sociali – invece - condividiamo pienamente il progetto finale, ma il periodo di transizione più breve è un problema. Abbiamo quindi invitato il ministro a rivedere questa posizione”. Stesse perplessità per le piccole e medie imprese. Rete Imprese Italia (che rappresenta Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio Confesercenti) si è detta preoccupata per i costi degli ammortizzatori che graveranno proprio sulle pmi: “Così si mettono a rischio 300mila posti di lavoro – ha detto il presidente Marco Venturi – e questo è un elemento di non accettabilità”.

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