Pressing del Quirinale perché entro la legislatura si riscrivano le regole
Lo strappo della scorsa settimana del segretario del Pdl sembra essersi quindi ricomposto, anche se continua il balletto delle responsabilità e ogni partito pretende di dettare l’agenda dell’incontro. «Si parlerà di lavoro, credito, sviluppo e semplificazioni», spiega il vicepresidente del Pdl Maurizio Lupi. «Discuteremo di tutto», ribattono dal largo del Nazareno.
Il clima da campagna elettorale non aiuta, ma la reciproca accusa di «irresponsabilità» è servita alla fine a Monti per rimettere a posto le tessere del puzzle. Anche perché il presidente del Consiglio non aveva nessuna voglia di avviare un calendario di incontri separati. Tantomeno di guidare un governo sostenuto da una maggioranza variabile. Non solo, l’inserimento nella nota con la quale palazzo Chigi ha annunciato il vertice dei due temi caldi aborriti dal Pdl (giustizia e Rai), sono la conferma di come Monti non intenda subire veti e farsi imporre dai partiti argomenti-tabù. Così è stato sull’articolo 18, rimasto nell’agenda del governo malgrado le resistenze del Pd. Così il presidente del Consiglio ha ribadito ieri sera in tema di Rai e di giustizia costringendo di fatto il Pdl di Alfano ad una clamorosa retromarcia.
Ciò che però interessa il presidente del Consiglio è il recupero di un clima di confronto più sereno tra i tre partiti che compongono la maggioranza. Un obiettivo che Monti persegue non solo per completare il programma del governo, ma anche per avviare quelle riforme istituzionali necessarie a curare un bipolarismo sin troppo malato. L’argomento non è nel programma del governo, ma l’obiettivo resta quello di frenare «le curve» che spingono affinché continui la dura contrapposizione degli anni scorsi. Monti sa che può contribuire a tale disegno continuando a scontentare tutti in egual modo e misura. E’ quindi probabile che finirà più o meno così con la riforma del mercato del lavoro invisa ad una parte del Pd, e lo stesso risultato si avrà sulla Rai quando il governo procederà alle nomine di sua competenza smentendo la linea di Gasparri del «non toccare nulla».
Nel difficile esercizio di equilibrismo che ha accompagnato i primi cento giorni di governo, Monti ha dalla sua il sostegno del Quirinale che, messi in sicurezza i conti dello Stato, ha ora come prima preoccupazione proprio la riscrittura delle regole che sovrintendono il confronto politico e parlamentare. Monti e Napolitano sono consapevoli però che, per non limitarsi ad un semplice correzione del Porcellum, Pdl, Pd e Terzo Polo, devono uscire dalla tornata amministrativa senza troppi scossoni. I timori più forti vengono però proprio dal Pdl e dalla tenuta della segreteria di Alfano che in questi giorni è sottoposta ad un vero e proprio assedio sia interno che esterno.
Domani tornerà a Roma Silvio Berlusconi e si comprenderà meglio quanto è ampia la delega a trattare che Alfano avrà il giorno seguente. Soprattutto nei prossimi giorni si vedrà se l’ex presidente del Consiglio avrà voglia di spendersi personalmente con Bossi per recuperare qualche alleanza con la Lega al Nord. Sinora ad inchiodare le «colombe» alla Brancher e Calderoli, sono le pattuglie dei «falchi» interni a Pdl e Lega. Nel partito di via dell’Umiltà è proprio l’ala sudista a spingere per una rottura con il Carroccio in modo da consolidare l’alleanza con il Terzo Polo. In via Bellerio è l’ala maroniana a sostenere con più decisione la linea della corsa solitaria che accentua la frattura col Pdl anche in prospettiva 2013.