L’inchiesta partita da una segnalazione dell’azienda comunale
Mezzo milione come minimo e potrebbe trattarsi solo della punta dell’iceberg. Centinaia di migliaia di romani stanno utilizzando, a loro totale insaputa, biglietti «taroccati» della metro e degli autobus il cui introito non finirà mai nelle casse del Comune. Dopo alcune anomalie denunciate dall’Atac, la Guardia di Finanza ha iniziato a smascherare una colossale truffa in cui sono coinvolti dipendenti dell’azienda di trasporto, edicolanti, baristi e tabaccai. Quattordici le persone indagate. L’accusa: associazione per delinquere finalizzata al falso e all’appropriazione indebita.
I dipendenti dell’Atac sotto inchiesta sono tre e appartengono alla Direzione Commerciale-Biglietteria Elettronica che ha sede in via Sondrio al Pigneto. Gli impiegati, stando alle indagini del Nucleo di Polizia Tributaria delle Fiamme Gialle, si sono impossessati di almeno 500 mila titoli di viaggio prendendoli, in tutta Roma, dalle macchinette distributrici. I tagliandi diventano validi solo al momento dell’acquisto: il passeggero inserisce i soldi e l’apparecchio emette il biglietto dopo avervi impresso una barra magnetica. La banda è partita dalle matrici «in bianco». Ha ritirato sistematicamente quelle invendute. Ma invece di riportarle all’azienda, tramite l’inserimento di un codice elettronico, le ha trasformate in titoli di viaggio che sono stati piazzati in tutta la città.
Gli uomini della Guardia di Finanza ieri mattina hanno perquisito tredici tra edicole, bar, tabaccherie e internet point. I titolari, secondo il pubblico ministero che coordina l’inchiesta, sono a tutti gli effetti «complici della truffa». I biglietti emessi dalle macchinette nell’aspetto e nel formato sono totalmente diversi dai tagliandi distribuiti dall’Atac per la vendita al pubblico. I negozianti, insomma, non potevano non aver capito. «I protagonisti della truffa spiegano alle Fiamme Gialle si spartivano i proventi dell’affare: biglietti in bianco presi a zero e rimessi in vendita a un euro. Il bilancio per ora parla di mezzo milione. Ma le cifre potrebbero essere molto più alte».
L’inchiesta è partita dopo una denuncia fatta dall’Atac nello scorso novembre. C’era un anomalia: gli incassi di molte macchinette non combaciavano con il numero dei biglietti immessi nei distributori. C’erano stranezze anche ai tornelli della metro nella lettura di un numero consistente di tagliandi. «L’azienda si legge in un comunicato ringrazia la Guardia di Finanza e la Procura che hanno consentito di identificare li autori di una colossale truffa».
Le indagini, in realtà, potrebbero aver scoperchiato solo una parte della vicenda. Non è escluso, secondo la di Finanza, che i biglietti fasulli in giro siano «un numero enorme». Che esista, cioè, una rete di distribuzione parallela, con i soldi pagati dai passeggeri che finiscono chissà dove ma certamente non nelle casse del Comune. Nello scorso agosto Carlo Tosti, amministratore delegato dell’azienda, e Antonio Cassano, il direttore generale, avevano avviato una «verifica interna» da cui poi è nata la scoperta delle anomalie. «Grazie all’intervento della Finanza e della nuova dirigenza dice l’assessore alla Mobilità Antonello Aurigemma si mette fine a un fenomeno illegale che ha danneggiato l’Atac per decenni».