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Data: 14/03/2012
Testata giornalistica: Rassegna.it
Riforma del lavoro - Fornero alimenta la polemica. Cgil: "Sono vecchi metodi di pressione". Bonanni, se il governo continua così salta tutto

Il ministro del Lavoro ribadisce che vuole chiudere in fretta la riforma e aggiunge: "Non mettiamo una 'paccata' di miliardi se non c'è prima il via libera dei sindacati". Dure reazioni da Pd, Sel e Idv.

Il ministro Elsa Fornero torna ad alimentare la polemica sulla riforma del mercato del lavoro con una serie di dichiarazioni che innescano reazioni a catena nel mondo politico, sindacale e delle imprese. Rispondendo alle critiche sollevate dai sindacati all'indomani del tavolo sulla riforma del mercato del lavoro che, secondo Susanna Camusso, ha segnato un passo indietro nella trattativa, Fornero afferma di “confidare” in un'intesa, ma aggiunge anche che “risulterebbe molto difficile capire il no dei sindacati” alla proposta di riforma.

Il ministro del lavoro ribadisce anche l'impegno a trovare “risorse più adeguate” per fare in modo che il meccanismo degli ammortizzatori ed il mercato del lavoro funzionino bene, ma aggiunge, con un linguaggio piuttosto inconsueto, che il Governo non è disponibile a mettere “una paccata di miliardi” di fronte ad un sindacato che dice no.

“E' chiaro – spiega Fornero - che se uno comincia a dire no, perché dovremmo mettere una paccata di miliardi e dire 'poi voi ci dite di sì? Non si fa così”. Il ministro ha proseguito: “Noi proponiamo qualcosa. Mi sono impegnata a che le risorse non vengano tolte dall'assistenza. Mi sembra sia un buon impegno. Avrei voluto sentire una piccola parola di apprezzamento per questo impegno”.

In aggiunta, il ministro ribadisce di voler chiudere “molto in fretta la riforma” e che il provvedimento dovrebbe prevedere “maggiore facilità di entrata e un po' più di facilità di uscita”, “smantellando' le protezioni che si sono costituite “fino alla difesa dei privilegi”.

Come detto, le parole del ministro hanno scatenato una serie di reazioni a raffica. Il Pd, ad esempio, parla di un “metodo inconsueto” usato dall'esecutivo nella trattativa. “Adesso siamo al 'prima si dice sì e poi arriva una 'paccata' di soldi, proporzionata al grado di condivisione delle proposte'. A noi basterebbe comprendere qual e' la direzione di marcia che l'esecutivo intende adottare”, osserva il capogruppo del Pd nella commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano.

Sempre dal Pd arriva anche la dura replica di Stefano Fassina, responsabile economia e lavoro del partito. “Sarebbe interessante sapere dal ministro del lavoro di quali privilegi parla quando si riferisce ai lavoratori e alle lavoratrici italiane”, dice Fassina. “Chi ha la 'fortuna' di andare in cassa integrazione e in mobilità e vivere per due o tre anni con 700 euro al mese è un privilegiato? I lavoratori dipendenti che hanno drammaticamente perso negli ultimi 20 anni potere d'acquisto e oggi tirano avanti in media con 1200 euro al mese sono privilegiati? Certo, se il benchmark sono i precari che non hanno nulla possono apparire tali”.

Anche Idv e Sel replicano duramente al ministro. “Ormai il ministro del Lavoro Fornero fa dichiarazioni a raffica come fosse al Bar Sport. Insulta i lavoratori in cassa integrazione e in mobilità, che quando va bene ricevono 800 euro al mese, chiamandoli privilegiati e dice di non voler mettere a disposizione una 'paccata' di miliardi sugli ammortizzatori sociali”, afferma il responsabile lavoro e welfare dell'Italia dei Valori, Maurizio Zipponi. “Insomma - aggiunge - il ministro sta ragionando un tanto al chilo con materie delicatissime: se passasse la sua proposta sulla mobilità e gli ammortizzatori sociali, infatti, ci troveremmo di fronte 200mila licenziamenti, vale a dire una bomba sociale ingovernabile”.

Per Nichi Vendola, invece, “dietro le cadute di stile del ministro Fornero si nasconde un'impressionante ossessione ideologica: rompere un fondamento della nostra storia sociale e democratica. Mi chiedo – afferma il leader di Sel - se la tecnica dell'arroganza appartenga alle specialità di un governo tecnico”.

L'unica presa di posizione pro Fornero arriva da Italo Bocchino, vicepresidente di Fli. “Sulla riforma del lavoro serve un confronto senza veti da parte dei sindacati. Allungarne i tempi è da irresponsabili”, afferma l'ex An. “Noi sosterremo il governo perché crediamo che vadano cancellati i vecchi privilegi e debba essere introdotto un sistema più flessibile sia in entrata che in uscita, ma diciamo no a una riforma fiacca basata su un compromesso al ribasso”.

Dal fronte sindacale è Fulvio Fammoni, segretario confederale Cgil, a replicare al ministro. “Vecchi, vecchissimi atteggiamenti di pressione per ottenere quello che si vuole. Come sempre il merito è e sarà dirimente”. Il dirigente sindacale osserva, infatti, citando le parole del ministro, che “un governo che dice di guardare al Paese, che afferma che la propria 'constituency' è nei giovani e negli esclusi, oggi afferma: 'Se non c'è l'accordo sindacale metto meno risorse per la riforma'. Meno risorse di cosa visto che la cifra, nonostante gli impegni del governo, non è mai stata indicata? Tutto questo sarà moderno ma richiama vecchi, vecchissimi atteggiamenti di pressione per ottenere quello che si vuole. Come sempre il merito è e sarà dirimente”.

Fammoni affronta inoltre gli elementi emersi ieri al tavolo. “Si vuol fare una riforma per includere e universalizzare gli ammortizzatori? Per la verità lo si dice solo per la disoccupazione (ora Aspi) perché la cassa integrazione sarà fortemente differenziata e segmentata per settore. Ma nella disoccupazione, rispetto ad oggi, chi si includerà dei circa 1,5 milioni di lavoratori attualmente esclusi? Solo gli apprendisti, mentre restano fuori i collaboratori mono committenti e tutti quei precari che svolgono più lavori - con diverse tipologie contrattuali che non possono sommare - non raggiungendo mai così i requisiti. Sono, guarda caso, in netta prevalenza giovani e donne”.

Così come, aggiunge il segretario confederale della Cgil, “sono giovani e donne quei precari che sotto forma di lavoro autonomo svolgono in realtà lavoro subordinato a tutti gli effetti. Lo certifica un ente pubblico come l'ISFOL. Almeno queste forme di lavoro falsamente autonome le vogliamo togliere? Ci piacerebbe provare uno shock da cambiamento vero, per questo con fatica ma con pazienza, ricercando un accordo, partecipiamo ad una trattativa che parla troppo di date di conclusione e troppo poco di altro. Per noi la vera sostenibilità della riforma è nelle risorse ma è soprattutto sociale. Non vorremmo invece che per altri fosse troppo sbilanciata sul giudizio della finanza e dei mercati”, conclude Fammoni.

Anche il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, parlando a Trieste con i giornalisti, ribadisce la sua preoccupazione per le intenzioni espresse dal Governo, in particolare sulla sopressione della mobilità. ”Su questa vicenda della mobilità – dice Bonanni - che obiettivamente è una cosa pesantissima, di una rilevanza sociale davvero molto, molto importante, io spero che il governo cambi opinione, anzi, deve cambiare opinione”. Altrimenti, ha detto il leader sindacale, “al di là delle proteste scontate che facciamo noi, il discredito, non il credito, sul governo, sarebbe grossissimo”.

“I mercati non parlano di impoverire i lavoratori, qui già siamo stati tassati inverosimilmente, abbiamo innalzato l'età – aggiunge il segretario Cisl - e fatto una riforma delle pensioni che nessun altro paese in Europa ha, e si aggiunge anche un sistema, mi dispiace dirlo, brutale di ammortizzazione proprio per coloro che devono abbandonare il lavoro perché il lavoro è finito”. “Si tratta di discutere, noi abbiamo dimostrato flessibilità, la dimostri anche il governo", conclude Bonanni.

Infine, da segnalare anche una presa di posizione dal fronte delle imprese. E' quella di Marco Venturi, presidente di Rete Imprese Italia: “L'aggravio di costi previsto dalla riforma del lavoro presentata dal governo è inaccettabile per le imprese – afferma Venturi - Se non ci saranno modifiche sostanziali, non firmeremo l'accordo”. Lo afferma l'indomani del nuovo incontro tra governo e parti sociali sul mercato del lavoro.

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