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Data: 14/03/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Lavoro, il ministro Fornero sfida i sindacati «Senza il sì alla riforma niente paccata di miliardi». Cgil, Cisl e Uil: così salta il tavolo

ROMA. Il ministro Fornero sfida i sindacati impegnandosi a trovare «risorse più adeguate» sui nuovi ammortizzatori a patto che le organizzazioni dei lavoratori dicano sì alla sua riforma. Il governo, dice il titolare del welfare, non è disponibile infatti a mettere «una paccata di miliardi» di fronte a un sindacato che si oppone al suo piano. Vale a dire, commenta Fulvio Fammoni segretario della Cgil, che «senza accordo metto meno risorse. Vecchi, vecchissimi strumenti di pressione». Ironizza Bersani: «Non ero al tavolo però nessuno mi ha riferito di avere visto una paccata di miliardi». Il ministro usa parole dure anche quando spiega la sua riforma del mercato del lavoro che dovrebbe prevedere «maggiore facilità di entrata e un po’ più di facilità in uscita» prospettando l’esigenza di «smantellare» le protezioni che si sono costituite «fino alla difesa dei privilegi».
All’indomani del sesto vertice con le parti sociali, il risultato è stato un sostanziale nulla di fatto. I sindacati hanno alzato un muro sia per la mancanza di garanzie sulle risorse, che per l’annunciato anticipo a regime della riforma (dal 2015 invece che dal previsto 2017). Su questo ha espresso riserve la Confindustria. Ieri è anche arrivato il no da Rete imprese Italia (che raggruppa commercio, servizi, artigiani e cooperative) che definisce «inaccettabili» le proposte e minaccia di non firmare se non ci saranno «modifiche sostanziali».
Appare dunque un pochino fuori registro - di fronte al montare delle reazioni dei sindacati e dei partiti del centro sinistra a partire dal Pd - che Fornero oggi avesse in programma incontri bilaterali sull’articolo 18, considerato da Bersani come l’ultimo dei problemi e dalla Cgil al pari di una sfida.
Ciò che, ad esempio, ha fatto infuriare il Pd - che aveva scommesso sull’accelerazione dell’accordo - sono state le parole sui «privilegi». Fornero ha, infatti, affermato che la parola chiave della riforma del mercato del lavoro è «inclusione invece di segmentazione. Vuol dire effettiva parità d’accesso al mercato del lavoro. Significa smantellare le protezioni che si sono costituite che spesso sono state motivate da buoni principi ma che hanno implicazioni di conservatorismo molto forte fino alla difesa dei privilegi». Stefano Fassina, responsabile conomico del Pd, chiede al ministro che «sarebbe interessante sapere di quali privilegi parla». Per il dirigente democratico «chi ha la fortuna di andare in cassa integrazione e in mobilità e vivere per due tre anni con 700 euro al mese è un privilegiato?». Sostegno arriva invece dal deputato del Pdl Giuliano Cazzola secondo il quale servono «maggiori tutele in entrata e minore rigidità in uscita dal rapporto di lavoro». Per il resto è un fuoco di fila sul ministro: per Vendola (Sel) «ha un’ossessione ideologica», per Ferrero (Prc) serve «lo sciopero generale», per Diliberto (Pdci) «peggiorerà le condizioni di lavoro». Donadi (Idv) ipotizza il fallimento della trattativa.
Anche la Cisl, che aveva lavorato a una triangolazione con governo e Confindustria alla ricerca di un compromesso, teme - dice Raffaele Bonanni - che «salti il tavolo» se il governo insisterà sulle sue proposte sulla mobilità. Resta negativo il giudizio di Susanna Camusso, segretario della Cgil, che conferma l’impressione di un «passo indietro» dichiarata al termine del tavolo di lunedì. Perché, spiega, «mentre noi confermiamo che è necessario avere una riforma universalistica degli ammortizzatori sociali e quindi che è giusta l’idea che ci sia il sussidio della disoccupazione per tutti i lavoratori, la proposta che ci viene fatta non allarga, non prevede indennità per tutte quelle figure che oggi non ne hanno diritto e riduce invece la copertura di quelli che ce l’hanno già».
Dentro questa bufera il ministro Fornero ripete: confido nell’intesa, non capirei il no dei sindacati. Lunedì entra però in gioco direttamente Mario Monti.

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