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Data: 14/03/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Ora è finito anche l’ottimismo» Rapporto Cresa, previsioni fosche per i settori edilizio e manifatturiero in Abruzzo

Una situazione drammatica secondo l’istituto di ricerca: sta subentrando la rassegnazione

L’AQUILA - Pessimismo, stagnazione, rassegnazione. Non sono confortanti per l’Abruzzo i dati del Cresa sulla congiuntura industriale manifatturiera del quarto trimestre del 2011, e quelli sul secondo semestre 2011 relativi al settore dell’edilizia: indicano che all’Aquila la ricostruzione non è partita e che nel resto della regione il mercato immobiliare è fermo. Le due indagini dell’istituto di ricerca, presentate ieri con una conferenza stampa all’Aquila, sono il termometro di un territorio che soffre. «Preoccupa il calo di ottimismo -ha esordito il presidente del Cresa, Lorenzo Santilli- Abbiamo colto una sorta di rassegnazione. E ancor più gravi sono le pessimistiche previsioni degli operatori per l’anno in corso. La nostra economia è sorretta dall’export e dalle aziende farmaceutiche che, fortunatamente, continuano a tenere».
Dunque il grande rilancio dell’edilizia che in molti si aspettavano, legato alla ricostruzione dell’Aquila, finora non c’è stato. Sono aumentati, anzi i lavoratori in cassa integrazione. «L’ultimo trimestre dello scorso anno -ha aggiunto il direttore del Cresa, Francesco Prosperococco- si chiude con una decelerazione: un modesto più 5% rispetto all’anno precedente, in cui si era invece registrato un più 12%. Si tratta di una ripresa debole e non omogenea, sia in rapporto ai territori che alle dimensioni delle imprese». A rispondere meglio è stata la grande impresa. Vaso di coccio fra vasi di ferro, invece, la piccola impresa. I settori che hanno avuto una migliore capacità di reazione sono stati quelli chimico-farmaceutico, elettronico e dei mezzi di trasporto. Ancora crisi nera, invece, per le piccole realtà imprenditoriali.
Il Cresa ha rilevato, inoltre, un’asimmetria territoriale: le aree distrettuali del Teramano e di una parte del pescarese hanno fatto registrare risultati peggiori delle aree non distrettuali come L’Aquila e Chieti, maggiormente caratterizzate da settori ad alta tecnologia e più orientati all’export. Resta irrisolto il problema occupazionale, con un peggioramento delle aspettative e un rapporto difficile con le banche.
L’indagine dell’istituto ha riguardato 399 imprese manifatturiere con almeno dieci addetti. In particolare le variazioni percentuali rispetto allo stesso semestre del 2010 sono minime: la produzione ha fatto registrare uno 0,7% in più; anche il fatturato va a passo di lumaca con un 1,2% in più. L’export, come si diceva invece, è in crescita con un 5% in più. Segno negativo invece per l’occupazione, con un meno 1,9%. Un dato negativo per tutte le province, tranne Teramo dove è positiva solo l’emergenza annuale.
La situazione è anche peggiore nel settore dell’edilizia. L’indagine del Cresa ha riguardato 138 imprese edili con sede nella regione. In questo settore la variazione percentuale rispetto al secondo semestre del 2010 è tutta con il segno meno. La produzione fa registrare un -4,8%; il fatturato -0,6% le commesse -3,4% e l’occupazione, dato ancor più allarmante, -7%. Anche l’occupazione degli stranieri è in forte contrazione, mentre tutte le tipologie di costo per materie prime energia e manodopera registrano incrementi.
«Le previsioni per i prossimi sei mesi nell’edilizia, a livello regionale, sono molto negative -spiegano al Cresa - per produzione, commesse e fatturato e in peggioramento rispetto al primo semestre 2011. Solo i costi di produzione vengono stimati in aumento».
Il Cresa il 26 marzo presenterà un nuovo studio sull’andamento dei consumi per le famiglie abruzzesi, che potrebbe riservare brutte sorprese. Si tratta del primo studio di questa tipologia condotto nella regione.
A margine della conferenza stampa, il presidente del Cresa Lorenzo Santilli ha annunciato che oggi le Camere di commercio incontreranno le banche abruzzesi per verificare la possibilità di una soluzione per quella che è stata definita «una regressione del credito».



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