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Data: 14/03/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Ricordiamo Placido Rizzotto sindacalista ucciso dalla mafia di Giustino Zulli

I suoi resti sono stati identificati e aspettiamo ancora i funerali di Stato

Negli stessi giorni in cui la Cassazione ha stabilito che si deve rifare il processo d’Appello a Marcello Dell’Utri, uomo di punta di Silvio Berlusconi, fondatore di Forza Italia, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa perché, secondo il sostituto procuratore Iacoviello, a questo reato, fortemente voluto da Giovanni Falcone, “nessuno crede più”, in questi stessi giorni dunque è stato definitivamente chiarito che i resti scheletrici ritrovati il 17 settembre 2009 in una foiba di Rocca Busambra, nel Corleonese, sono di Placido Rizzotto, sindacalista socialista della Cgil sequestrato, brutalmente seviziato e ucciso dal mafioso Luciano Liggio e altri, il 10 maggio del 1948.
Nato a Corleone nel 1914, Placido Rizzotto fu costretto a lasciare la suola per mantenere la famiglia dopo l’arresto del padre accusato, ingiustamente, di associazione mafiosa. Durante la seconda guerra mondiale, combatté in Carnia, Friuli, e dopo l’8 settembre si unì ai partigiani per lottare contro i nazifascisti. Dopo la guerra tornò in Sicilia, divenne presidente dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani), si iscrisse al Psi, si impegnò nel sindacato dei braccianti della Cgil e fu a capo delle lotte contro il latifondo e il sistema di potere mafioso, che possedeva gran parte delle terre, sfruttava i contadini che venivano chiamati a lavorare solo dietro raccomandazione o per nepotismo. Guidò i contadini all’occupazione delle terre gestite dalla mafia e nella distribuzione delle terre incolte alle famiglie dei contadini onesti che le volevano lavorare. Per questi motivi fu spesso minacciato dalla mafia ma Placido Rizzotto, nel frattempo diventato segretario della Camera del Lavoro di Corleone, continuò la sua generosa battaglia. Uno dei terreni che contribuì a far confiscare apparteneva a Luciano Liggio, giovane mafioso di Corleone che, negli anni Cinquanta, divenne uno dei più spietati e sanguinari boss della mafia.
Erano, quelli, anni di dure lotte e scontri che lasciarono sul terreno morti e feriti, come a Portella della Ginestra quando, il 1º maggio 1947, la mafia sparò contro una civile e pacifica manifestazione di contadini, uccidendo 11 persone e ferendone, più o meno gravemente, 56. Il 10 maggio 1948, a 34 anni, Placido Rizzotto venne attirato in una imboscata e ucciso, dopo essere stato brutalmente seviziato, da Luciano Liggio, che era stato umiliato da Rizzotto che, durante una precedente lite tra partigiani e mafiosi, lo appese letteralmente all’inferriata della Villa Comunale.
Le indagini sull’assassinio di Rizzotto, uno dei 56 sindacalisti ammazzati dalla mafia nel dopoguerra anche per fermare l’avanzata delle sinistre in Sicilia, furono affidate all’allora giovane capitano dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, che arrestò due mafiosi che confessarono di aver rapito e ucciso Rizzotto, il cui cadavere fu gettato nella foiba da Luciano Liggio che disse: “Buttiamolo qui così nessuno lo ritroverà mai più”.
I resti del corpo di Rizzotto sono stati ritrovati il 17 settembre 2009, a 64 anni di distanza dall’omicidio, e sono stati riconosciuti come suoi confrontandone il Dna con quello del padre, riesumato. Due esponenti del Pd, l’europarlamentare David Sassoli e l’ex Ministro del Lavoro del governo Prodi, Cesare Damiano, con la condivisione di Walter Veltroni, Giuseppe Giulietti e anche di Fabrizio Cicchitto, capo dei deputati del Pdl, hanno chiesto i funerali di Stato e io mi auguro che questa richiesta venga accolta per onorare la memoria di chi ha pagato con la vita il suo impegno nella lotta contro il cancro mafioso che, ancora oggi, opprime la Sicilia.

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