L’AQUILA. Processo Grandi Rischi: sia l’accusa che la difesa hanno ribadito l’opportunità di un confronto tra il sindaco Massimo Cialente e la consigliera regionale Daniela Stati e tra costei e il dirigente della protezione civile Altero Leone per chiarire alcuni aspetti della riunione della commissione il 31 marzo 2009. La decisione sarà presa il 23 maggio. Ma quella di ieri è stata un’udienza caratterizzata dalle testimonianze dolorose di amici e parenti delle vittime.
La decisione su se e quando fare i confronti sarà presa dal giudice Marco Billi solo dopo che dal dibattimento non saranno emersi chiarimenti in tal senso tali da rendere superflui i confronti stessi. Si parlerà delle modalità di convocazione della commissione ma anche del fatto che il sindaco si disse rassicurato ma la Stati no. Resta il timore delle parti che versioni opposte potrebbero innescare polemiche al punto da riverberarne gli effetti sulla serenità del processo ma anche sul dibattito politico. Ieri, dunque, sono stati sentiti alcuni testimoni con deposizioni toccanti. Tra questi quello di Giulio Carnevale imprenditore che ha perso la figlia il 6 aprile 2009, ma che ha raccontato la dolorosa vicenda dell’avvocato Maurizio Cora, che ha perso la moglie e le due figlie nel crollo di via XX Settembre 79. «Alle 10 del 6 aprile» ha detto «riuscimmo a tirare fuori la figlia di Cora, Antonella, ancora viva. Mi stupì il senso di soddisfazione di questa ragazza. Quando fu estratta la figlia più piccola dell’avvocato Cora mi disse che voleva abbandonare anche lui questa Terra e si chiese perché era stato graziato». Carnevale, elogiando il coraggio dell’avvocato Cora, ha anche rievocato che chiamò una decina di operai della sua impresa per scavare ma fu tutto inutile. Il dottor Massimo Antonelli primario di rianimazione del Gemelli, ha ricordato le fasi del ricovero e del decesso di Antonella giunta in condizioni dalla gravità irreversibile al punto che si decise di interrompere la sua agonia. Gli amici di famiglia dei Cora, Rolando Tiberti e Giovanna Lombardi hanno precisato come le valutazioni rassicuranti della commissione condizionarono le loro scelte: prima del 31 marzo erano soliti uscire di casa in occasione di ogni scossa ma dopo quella data «presero per oro colato le affermazioni degli scienziati». Molto simili le deposizioni di altri testimoni chiamati a deporre dalle parti civili della famiglia Giallonardo per il crollo in via Campo di Fossa. «Aurelio Giallonardo» ha detto il testimone Rinaldo Aristotele «era tranquillo perché aveva una casa in cemento armato sia perché aveva appreso gli esiti della riunione della Cgr. La notte tra il 5 e il 6 aprile sono stato l’ultimo a sentire e a parlare con lui: alla scossa delle 23 lo chiamai, voleva che andassimo da loro perché la casa era in cemento armato, chiesi a mia moglie se volevamo andare ma siamo rimasti a casa». Simili le deposizioni della commerciante Armenuhi Passayan, che conosceva i Giallonardo. Versioni ribadita anche da Ennio Ciambrone. Si torna in aula il 28 marzo.