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Pescara, 05/04/2026
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Data: 15/03/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Mattoscio: «Il Cresa ha ragione se si ferma l’edilizia è allarme» Ma Castiglione non ci sta: «Risultati positivi per questa regione»

PESCARA - L’economia vive di tante cose, non solo di sostegno finanziario. E se non ci si sforza di trovare una cornice d’insieme, difficilmente l’Abruzzo ce la farà a tirarsi fuori dalle secche di una crisi che è certamente congiunturale ma anche legata alle politiche e alla dinamiche del territorio.
Nicola Mattoscio la vede così. L’ultimo rapporto del Cresa, riferito al quarto trimestre del 2011, fotografa la stagnazione di settori vitali come l’edilizia e il manifatturiero. Ma soffrono anche le imprese del legno, dei minerali, dell’agroalimentare, con prospettive fosche per il breve e medio periodo. L’economista pescarese non ha dubbi: «I segnali di allarme sono ormai ripetuti ed eclatanti. L’indicatore più performante è quello delle costruzioni. Quando le prospettive su questo settore sono negative dobbiamo preoccuparci, perché attorno ad esso convergono più livelli di competenze: degli enti locali, a partire da Comuni e Province, e di quelli sovracomunali, come lo Stato per ciò che riguarda le infrastrutture. Non si possono tenere scissi la ricostruzione dell’Aquila, che è importante, da altre questioni come la rete ferroviaria e il porto di Pescara». Ecco la cornice, la visione d’insieme da affidare a quello che Mattoscio definisce il «giocatore globale» che non c’è. Quanto al ruolo delle banche, il presidente della Fondazione PescarAbruzzo ricorda che l’erogazione del credito risponde a precisi parametri: se hai dato troppi soldi prima, soldi dei risparmatori, l’ondata di ossigeno arrivata dalla Bce può servire solo a rimettere quei quozienti in equilibrio, non ad aprire a dismisura i cordoni della borsa. Insomma, anche qui è meglio non farsi troppe illusioni.
L’analisi impietosa sullo stato di salute dell’economia abruzzese, messa sul tavolo dal Cresa, non toglie invece l’ottimismo al vice presidente della Giunta regionale Alfredo Castiglione: «La crisi riguarda tutto il panorama italiano e comunque, rispetto al 2010, il dato è positivo. Domenica scorsa se ne è accorto il Sole24Ore annoverando l’Abruzzo tra le regioni che stanno cercando di utilizzare le risorse che arrivano dall’Europa per la ricerca, le reti d’impresa e i poli d’innovazione. E sempre il Sole24Ore ci indica tra le prime Regioni per l’investimento fatto su cinquantuno imprese che si sono costituite in rete. Nel Lazio, per fare un paragone significativo in proporzione all’ampiezza del territorio, sono solo cinquantotto». La risposta alla crisi, secondo Castiglione, passa anche da qui: «Stiamo cercando di ridisegnare l’Abruzzo investendo nella competitività, che non si misura in capannoni e macchine ma puntando all’economia della conoscenza». L’altro capitolo è quello del credito: «Ci rendiamo conto che i passi avanti in settori importanti, come l’edilizia, passano dallo sblocco dei crediti verso la pubblica amministrazione. Il Governo nazionale ha già mosso i suoi passi, io l’ho fatto incontrando i rappresentanti regionali dell’Abi (l’associazione delle banche italiane) che hanno promesso di partecipare al tavolo del Patto per lo sviluppo nei prossimi giorni. L’ obiettivo è quello di rafforzare i consorzi fidi: fra un mese uscirà il bando per 15 milioni di euro che saranno destinati a rafforzare il capitale di rischio degli stessi consorzi, ma voglio anticipare un’altra novità: non è che non ci fidiamo di questi studi, ma è mia intenzione istituire un osservatorio dell’economia reale in Abruzzo dove possano pervenire i dati delle circa mille aziende che aderiranno agli otto poli d’innovazione».
Il campione del Cresa è formato da sole 399 aziende e l’ultimo rapporto è letto così dal segretario regionale della Cisl, Maurizio Spina: «Non c’è dubbio che i mali vengono dalle difficoltà di accesso al credito e dall’aumento della pressione fiscale, che si traducono nell’abbattimento dei consumi e nell’aumento della disoccupazione. Le risposte vengono dalla ricostruzione dell’Aquila e dai fondi europei da mettere subito in circolo. Se non facciamo queste due cose subito le cose non potranno che peggiorare, perché nel ciclo idrico dell’economia puoi anche fare la manutenzione delle tubature, ma se non scorre l’acqua tutto è inutile».

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