Prima della cena, seduti nel salotto antistante, Mario Monti racconta la giornata e fa il punto sui prossimi impegni politici e parlamentari.
Intorno al tavolo allestito per la cena, la triade di segretari che regge il governo Monti, Angelino Alfano (Pdl), Pier Luigi Bersani (Pd) e Pier Ferdinando Casini (Terzo Polo). Ai lati di Monti, i ministri Fornero, Passera, il viceministro Grilli e il sottosegretario Catricalà. Il presidente del Consiglio sa che la trattativa sul mercato del lavoro potrebbe complicarsi se anche i partiti della maggioranza decidessero di sedersi al tavolo al quale sono già presenti le parti sociali. Bersani ha a cuore il tema degli ammortizzatori, dei contratti e delle risorse che verranno messe in campo. Alfano punta a mantenere alti i toni sull’articolo 18, in modo da incalzare il Pd e dare qualche soddisfazione in più al mondo delle imprese che gradisce poco lo schema d’intesa. Monti parla e prende appunti. Bersani è attrezzato con cartellina contenente fogli e grafici e tenta nuovamente di convincere Monti a far slittare la riforma proponendo una legge delega. Il Professore non molla e ottiene, come si legge poi nella nota che esce a tarda notte, il sì a una riforma «ad ampio raggio», compresa la modifica dell’art.18 rendendo il sistema dei licenziamenti simile a quello tedesco. E’ la Fornero a spiegare ai tre che «occorre distinguere tra il licenziamento per ragioni discriminatorie da quello per ragioni disciplinari e quello causato da ragioni esclusivamente economiche».
Il confronto sul primo e più importante punto dell’ordine del giorno procede per buona parte della serata e Monti tiene il punto: si chiude il 23, ma l’idea di un decreto viene scartata. Una sponda arriva da Casini che si dice convinto che il presidente «troverà il modo per tenere nel dovuto conto le esigenze di tutti». Dal lavoro, alla crescita, passando per il ddl-liberalizzazioni ora a Montecitorio, Monti racconta ad «ABC» le reazioni e le attese oltre confine. Accenna anche alla possibilità di portare presto in Parlamento una riforma fiscale che «rimetta in circolo un po’ più di equità».
La foto dei tre leader e del presidente del Consiglio, twittata da Casini, inizia a correre vorticosamente sul web proprio mentre si comincia a discutere del ddl anticorruzione e della Rai. L’immagine dei tre con Monti davanti al caminetto, sembra seppellire la foto di Vasto, e inchioda Alfano al rito dei vertici di maggioranza proprio nel giorno in cui Berlusconi si materializza sul web e lancia «la politica 2.0».
Sul ddl anticorruzione l’intesa si sarebbe trovata su un provvedimento unico e senza stralci, mentre riprende quota per l’ennesima volta il ddl intercettazioni. Ancora più complicata la sintesi che Monti tenta di fare sulla Rai. La posizione ribadita ieri sera da Monti è ormai nota: il governo farà valere le sue prerogative, ma con queste regole l’azienda muore. Tocca ad Alfano accettare la discussione su un tema sul quale avrebbe volentieri «omesso» e spetta a Bersani fare il passo indietro aggiustando il tiro sul «noi non nomineremo nessuno nel nuovo cda». Solo dopo aver creato le condizioni, anche psicologiche, per intervenire sui conti il governo tirerà fuori una riforma in grado di governare in maniera più efficiente il servizio pubblico. Ma per riformare la Rai c’è ancora tempo. Ora tocca al lavoro.