ROMA - Ci sarebbero anche 866mila euro alla fondazione presieduta da Francesco Rutelli, tra i bonifici che ha firmato l’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi. E in queste ore la procura di Roma sta verificando se quei soldi siano andati a finanziare l’Api, il partito presieduto dall’ex leader dielle Francesco Rutelli.
La tesi campeggia oggi sulle pagine dell’Espresso, anticipata ieri on line. Secondo il settimanale, i finanziamenti che la Margherita ha pagato alla fondazione ambientalista «Centro per il futuro sostenibile» presieduta da Francesco Rutelli, sarebbero poi serviti per pagare alcune delle attività dell’Api. L’ex presidente della Margherita ha immediatamente smentito, querelando l’Espresso per essersi prestato ad un’opera di «inquinamento e depistaggio».
Già nelle scorse settimane, i pm della procura di Roma che indagano sull’appropriazione indebita da parte di Lusi avevano rintracciato 20mila euro alla fondazione Cfs. E altri finanziamenti potrebbero risultare dai bonifici ancora sotto la lente degli investigatori del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza perché il conto complessivo - secondo l’Espresso - arriverebbe a 866mila euro tra il novembre 2009 e il luglio 2011, con versamenti che non supererebbero mai i 150mila euro, soglia oltre la quale il tesoriere avrebbe dovuto consultare almeno il presidente del comitato federale di tesoreria dielle Giampiero Bocci, prima di procedere con il versamento.
I dirigenti della Margherita non smentiscono i versamenti. Anzi spiegano che l’appoggio alle iniziative culturali è pienamente legittimo: «Nel pieno rispetto delle regole e delle previsioni statutarie, il tesoriere della Margherita ha disposto il finanziamento di centinaia di iniziative. Tra queste, nell’arco di dieci anni, iniziative politico culturali di alto valore che stavano e stanno molto a cuore a Rutelli, quali il Centro per un futuro sostenibile», spiega la nota diffusa dal partito che accusa Lusi di essere dietro un’operazione di «inquinamento del procedimento penale in corso contro di lui». Il Cfs, spiegano gli ex dielle, si occupa di ambiente e vi partecipano politici di ogni schieramento politico (tra i quali molti esponenti del Pd): «Rutelli non ha mai riscosso un centesimo per il suo impegno dal 1989 ad oggi; al contrario, contribuisce economicamente alle attività». Dagli ambienti ex Margherita spiegano pure che non c’è nessun mistero dietro il fatto che la sede dell’Api in largo Fontanella Borghese a Roma sia pagata dalla fondazione Cfs. Perché se è vero che l’affitto è effettivamente intestato al Centro per un futuro sostenibile, c’è poi un contratto di subaffitto che l’Api paga ogni mese.Mentre resta da ricostruire il passaggio in cui il Cfs avrebbe inviato all’Api un bonifico di 150mila euro che risulta in uscita dalla fondazione ma poi non appare tra i versamenti in entrata al partito. Soldi che, nel 2009, sarebbero a loro volta arrivati al Cfs dalla fondazione Centocittà, che aveva contributi dalla Margherita e vedeva come tesoriere Lusi e tra i fondatori Rutelli.
Proprio Rutelli, che con i suoi ha già citato per danni morali Lusi, si dice disposto a ribattere punto per punto. Più dubitativo Arturo Parisi che parla di un «delitto politico» e sostiene che Lusi fa tremare il Pd perché «una volta che si distraggono risorse per obiettivi inconfessabili, può capitare che si finisca per distrarle anche per spaghetti e attici».
In ogni caso, la procura sta ricostruendo tutti i passaggi dei versamenti partiti dalla Margherita. Ma non è detto che un eventuale finanziamento diretto all’Api possa bastare a sostanziare un’ipotesi di reato. Lo statuto della Margherita collocava il partito nel centrosinistra, dando quindi per assodato che i finanziamenti dovessero restare in quel contesto. Ora i magistrati dovranno valutare, anche sul piano giuridico, se basti questo a parlare di un nuova ipotesi di appropriazione indebita.