PESCARA. «Sono un capro espiatorio». Il direttore dell’Arta (l’Agenzia regionale per l’ambiente) Mario Amicone dice di essere il primo e anche l’ultimo ex consigliere regionale “vittima” della legge che prevede il taglio del vitalizio ai politici che ricoprono un altro incarico pubblico. Ad Amicone, ex assessore ai Trasporti, non solo la Regione toglie l’indennità, ma la richiede indietro perché lui ha nel frattempo scelto di restare all’Arta.
Amicone, dalla lunga carriera politica (è stato anche sindaco di Miglianico) e gran portatore di voti prima per l’Udc e poi per il Pdl, era tornato alla ribalta della cronaca un po’ di tempo fa perché nell’inchiesta sull’ex direttore dell’Avanti, Lavitola, venne fuori un’intercettazione telefonica in cui lui chiedeva un ruolo di rilievo nazionale. «Che cosa c’è di strano? Così fanno tutti», cercò di chiarire in una successiva intervista al Centro. Questa volta il suo nome spunta dai documenti che la Regione gli ha notificato sull’applicazione della legge numero 40 del 2011 che prevede il divieto di cumulo a carico degli ex consiglieri regionali titolari di assegno vitalizio con l’indennità per l’eventuale e successiva nomina alla carica di presidente, vice presidente, o componente del consiglio di amministrazione, revisore legale e direttore generale di tutti gli enti dipendenti della Regione come consorzi, agenzie e aziende pubbliche. Una proposta che fu presentata dal consigliere regionale di Rifondazione Maurizio Acerbo e che fu approvata all’unanimità con l’obiettivo di tagliare i costi della politica e quindi di risparmiare.
Amicone, che è stato nominato direttore dell’Arta nel marzo 2011, è il primo a cascarci. Facendo due conti, la Regione gli chiede indietro circa 60mila euro, cioè il vitalizio che ha preso da ex consigliere e assessore (malgrado fosse già direttore Arta) da quando è stata approvata la legge.
Eppure Amicone un modo per evitare che la storia arrivasse a questo punto lo aveva. La legge gli dava l’opportunità di scegliere se conservare il vitalizio o l’incarico di direttore Arta, cosa quest’ultima che pressuponeva le sue dimissioni. Lui non ha scelto e il proveddimento è scattato. Perché? «Per il semplice motivo che questa legge è stata fatta per colpire me, perché sarò il primo e anche l’ultimo a rimetterci il vitalizio. Volevano il mio incarico, che io mi dimettessi, per questo non l’ho fatto pur andando contro i miei interessi», spiega il direttore alludendo al suo attuale stipendio: «Prendo 2mila 800 euro, circa mille euro in meno del vitalizio». «Ritengo questo provvedimento una lesione ai diritti acquisiti», aggiunge non escludendo quindi eventuali ricorsi, «perché per svolgere questo incarico di direttore ho dovuto rinunciare alla mia carriera professionale. Se l’avessi saputo non avrei accettato».
Amicone tuttavia può rassicurarsi. La legge può valere almeno per un altro ex consigliere.