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Pescara, 05/04/2026
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Data: 16/03/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
In aumento lavoro nero e malattie professionali. Cgil: la crisi spaventa, gli operai non denunciano gli abusi

Il timore di essere licenziati o di non riuscire a trovare un altro posto spinge sempre più persone ad accettare passivamente di lavorare nell’irregolarità. Le aziende, dal canto loro, nella speranza di abbattere i costi troppo spesso dimenticano la legge. E così, anche nella nostra provincia, il numero delle malattie professionali aumenta e il fenomeno del lavoro nero, specie fra le donne, è tutt’altro che superato. A fornire un quadro esplicativo di come stia profondamente cambiando la società è la Cgil che ieri, presentando il rapporto annuale dell’Inail e dell’Ufficio Provinciale del Lavoro, ha annunciato la campagna di informazione e sensibilizzazione sui temi della sicurezza che il sindacato metterà in atto nei luoghi di lavoro della provincia.
«Il dato più rilevante riguarda proprio le malattie professionali - ha spiegato Paolo Castellucci, segretario provinciale Cgil - cresciute in maniera preoccupante: nel 2010 in Abruzzo sono stati registrati 5.652 casi, rispetto ai 4.056 del 2009, quasi il 40 per cento in più. A Pescara si è passati da 966 a 1326 casi». In particolare aumentano le patologie osteo-articolari e muscolo-tendinee, ipoacusia da rumore, malattie respiratorie e tumori.
Una notizia allarmante, alla quale si aggiunge il fatto che nella città quasi il 60 per cento delle aziende ispezionate risulta irregolare, con punte del 79 per cento nell’edilizia e oltre 80 per cento nel terziario, settore trainante dell’economia pescarese. Nel 2011 ne sono state controllate 2.091 e sono state rilevate 6.956 sanzioni e ben 1.209 ipotesi di reato. «Ciò che preoccupa - ha sottolineato Castellucci - è che si registra un incremento delle irregolarità particolarmente acuto in materia di violazioni prevenzionistiche e di illeciti decentramenti ed esternalizzazioni produttive, + 80 per cento».
E pur di lavorare, poi, ci si adegua ad ogni condizione. Dalle ispezioni è emerso, infatti, che il 54 per cento delle posizioni lavorative verificate sono irregolari, di cui il 27 per cento completamente sconosciute alla pubblica amministrazione, in particolare nel terziario (57 per cento) e nell’edilizia (56 per cento). E meglio non va per quanto riguarda le attività di prevenzione della salute e della sicurezza, dove le violazioni sono aumentate del 29 per cento rispetto al 2009 e addirittura del 150 per cento rispetto al 2010. Eppure, nonostante ciò, sembrerebbe che gli infortuni sul lavoro siano in diminuzione, e non solo nella provincia di Pescara (- 0,3 per cento), ma in tutto l’Abruzzo (- 1,4 per cento). «Questa flessione a nostro avviso è solo teorica - ha concluso Castellucci - perché siamo convinti che ci sia la tendenza, per paura delle conseguenze, a non denunciare gli infortuni e a mascherarli dietro la malattia».
Alla luce di tutto ciò, per sensibilizzare lavoratori e imprenditori l’Inca Cgil Pescara ha deciso di scendere in campo mettendo a disposizione le proprie strutture e con un progetto che prevede assemblee informative sui luoghi di lavoro nonché la distribuzione di 2mila questionari, per avere un dati più certi su infortuni e malattie professionali, che, fra l’altro, alla collettività costano moltissimo. «La mancata prevenzione, infatti - hanno fatto sapere Renzo Fecondi e Nicola Primavera, Inca Cgil -, oltre ad incalcolabili sofferenze al lavoratore alla sua famiglia ha dei costi legati alle cure mediche, alla degenza ospedaliera e agli indennizzi. Basti pensare che per i 20mila infortuni avvenuti in Abruzzo nel 2010 abbiamo speso 7 milioni di euro, 24 miliardi in Italia».

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