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Data: 16/03/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Sciopero dei Tir, scoppia il caos la fabbrica è satura di furgoni

LANCIANO - Dallo sciopero delle bisarche che blocca lo smercio della produzione alla Rsa (rappresentanza sindacale aziendale) su cui per il 5 aprile è attesa una pronuncia del Tribunale di Lanciano; dalle incerte prospettive future al silenzio delle istituzioni, della Regione in particolare, che non si impegnano per attivare un tavolo di confronto tra le parti. Sono i temi principali che tengono alta la tensione alla Sevel di Val di Sangro, la più grande fabbrica d’Abruzzo, nonostante di lavoro ce ne sia più che a sufficienza. Vediamo le varie situazioni.
Sciopero bisarche. Oggi la Sevel resta chiusa, come già era successo l’8 e il 9 scorsi, proprio perché, a causa degli scioperi degli autotrasportatori delle ultime settimane, i magazzini e i piazzali dello stabilimento sono saturi dei furgoni in attesa di uscire. Il fermo di oggi riguarda tutte fabbriche del Gruppo Fiat: oltre a Sevel, Melfi, Pomigliano e Cassino, mentre a Mirafiori non si lavora per la cassa integrazione. I padroncini delle bisarche scioperano contro gli aumenti dei costi dell’autotrasporto, a cominciare dai prezzi, definiti insostenibili, dei carburanti. Secondo il Lingotto «i fermi causati dalle bisarche producono una perdita complessiva di vendita di circa 20 mila unità, che sarà molto difficile recuperare nel corso dell’anno». «Questo dimostra - commenta il segretario provinciale della Fiom, Marco Di Rocco, - che non è il nostro sindacato il problema della Fiat, come invece Marchionne vorrebbe far credere».
Rappresentanza sindacale. La Fiom, che è esclusa dalla rappresentanza in Sevel e nelle altre fabbriche Fiat perché non ha firmato il nuovo contratto, l’altro ieri ha chiesto, con una lettera del segretario Di Rocco, agli altri sindacati, di «non avviare la procedura per il rinnovo della Rsa Sevel, in attesa di conoscere l’esito del ricorso presentato al Giudice del Lavoro presso il tribunale di Lanciano e che si discuterà il prossimo 5 aprile». Scettico, a riguardo, Domenico Bologna, segretario provinciale della Fim-Cisl. «So - dice - che questa lettera è giunta ai giornali, ma finora a noi non è arrivata e non siamo stati chiamati neppure per telefono. Comunque, le procedure per la Rsa devono essere avviate, se poi la Fiom dovesse rientrare ci farà piacere e vedremo il da farsi».
I progetti Fiat in Abruzzo e le Istituzioni. Su questo punto i sindacati la pensano tutti allo stesso modo. «Il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, - dicono - deve trovare il modo di convocare un tavolo ad hoc sul caso Sevel, per un confronto tra Fiat, sindacati e istituzioni. Solo così tutte le parti in causa potrebbero offrire un reale contributo, per quanto di propria competenza, per un futuro sicuro nel Sangro e in Abruzzo dei lavoratori delle aziende Fiat e del loro indotto. Complessivamente si parla di oltre 10 mila operai che non possono essere lasciati soli e che hanno necessità di certezze». Ma la politica sembra più interessata alle lotte di potere che ai problemi del lavoro e così davvero c’è poco da essere ottimisti.

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