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Data: 17/03/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Barca: ricostruzione senza sprechi. L’Aquila, via i due vicecommissari, nuove regole per gli appalti privati

I consorzi prima di decidere dovranno esaminare i preventivi di almeno cinque imprese

L’AQUILA. Il ministro Fabrizio Barca è arrivato ieri all’Aquila con cinque parole d’ordine che in burocratese sono state definite linee di azione: informazione, comunicazione, programmazione, semplificazione, rigore.
Lette così significano tutto e niente. In realtà le novità annunciate dall’uomo che ha l’incarico di coordinare gli interventi per la ricostruzione del capoluogo d’Abruzzo sono molte. Barca assomiglia a quelle gocce d’acqua che cadono pian piano sulla roccia e in apparenza non fanno danni salvo scoprire che invece, dopo molto tempo, lasciano tracce profonde. La parola da prendere a riferimento per capire quello che è accaduto ieri è «rigore». Il governo non abbandonerà L’Aquila. I soldi, anche se spalmati su un lungo periodo, arriveranno. Non ci sarà però spazio per sprechi e furbastri. Le decisioni annunciate dal ministro vanno in una sola direzione: risparmiare. Il tutto verrà “codificato” in una ordinanza che sarà firmata dal presidente del consiglio la prossima settimana. Si inizia dalla struttura commissariale che perderà i due vice commissari: quello per l’emergenza Antonio Cicchetti (che negli ultimi mesi anche per problemi personali è stato poco presente) e quello per i beni culturali Luciano Marchetti. Le competenze dei due passeranno a Chiodi e per quanto riguarda specificamente i beni culturali le Soprintendenze saranno invitate a costituire uffici dedicati alla ricostruzione dei monumenti aquilani in modo che le decisioni siano rapide. Il commissario per parte sua ha confermato che lascerà l’incarico entro giugno (e quindi a quel punto i poteri passeranno ai sindaci) anche se su questo Barca non ha mostrato particolare fretta facendo capire che se il ritorno alla “ordinarietà” non è più in discussione bisognerà arrivarci per gradi, mettendo in campo passaggi non equivoci ed evitando in sostanza la confusione o peggio il Far West. Ma la vera “rivoluzione” - che forse toglierà i sonni a qualche presidente di consorzio o capo condomino - riguarda i lavori privati per i quali finora non c’erano paletti relativamente all’affidamento degli appalti: niente gara e massima discrezionalità nello scegliere le ditte.
Ora si cambia e le modalità verranno specificate nella prossima ordinanza. Si spera siano il più chiare e precise possibili per evitare le solite scappatoie all’italiana.
Innanzitutto va detto che queste nuove modalità non dovrebbero essere retroattive nel senso che i contratti già in essere resteranno così come sono. Il provvedimento quindi di per sè arriva in maniera tardiva ma - è stato detto sia da Chiodi che da Barca - il grosso degli appalti (si badi bene appalti non progetti) devono essere ancora definiti e quindi lo spazio di applicazione è ampio. Tutto nasce da un semplice ragionamento: per gli edifici pubblici sono necessarie le normali gare di appalto che di solito vengono aggiudicate con ribassi dal 20 al 30 per cento. Con la modalità dell’indennizzo invece il privato può affidare i lavori a chi vuole, dunque senza ribassi. Ora è stato stabilito che i consorziati o i condomini quando saranno chiamati a dare il via libera all’appalto dovranno fare una valutazione che si baserà sul confronto di almeno cinque preventivi. Immaginabile il panico di chi ha fatto accordi sottobanco convinto di poter far passare la propria proposta senza troppo questionare. Ma non basta. L’invito (si vedrà poi se sarà un ordine che nasce da una norma specifica) è quello di utilizzare i contratti tipo messi a disposizione della struttura tecnica di missione e di affidarsi alle imprese iscritte nella lista bianca della prefettura (che certifica che si tratta di società pulite). Inoltre verranno previste sanzioni a chi non rispetterà i tempi di esecuzione delle opere. Questo per evitare che una impresa di dieci o venti dipendenti avvii lavori in 10 cantieri che non potrà mai finire in tempo per ovvi motivi pratici.
Ci sono poi altre decisioni che era necessario prendere entro il mese di marzo. L’autonoma sistemazione sarà assicurata fino alla fine dell’anno, la filiera che esamina le pratiche avrà una proroga e concluderà il lavoro sui progetti presentati per le case E della periferia entro agosto 2012 poi si passerà alle pratiche dei centri storici visto che nel frattempo dovrebbe essere data l’intesa ai piani di ricostruzione compreso quello dell’Aquila che appare per forza di cose il più complesso. Chiodi non ha mostrato particolare entusiasmo per il piano dell’Aquila facendo intendere che ci sono diverse cose da mettere a punto ma non se la sente di fare le barricate e quindi alla fine una via di uscita si troverà. La conclusione è che il ministro vuole accelerare la ricostruzione della periferia e porre le condizioni normative per il via libera ai cantieri dei centri storici. Ci riuscirà? Lo sapremo alla prossima puntata.

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