ROMA - Di qua «una persona onesta», di là «un ladro, un criminale», uno che «ha ingannato vari partiti e vari dirigenti». Francesco Rutelli rompe gli indugi e dà la sua versione su tutto l’affare Lusi con annessi e connessi delle spese della Margherita. Lo fa in una tesa, affollata e lunga conferenza stampa (fornendo le cifre del fatturato del partito che non c’è più), tenuta dopo una visita in Procura dove presenta un esposto contro il suo ex tesoriere, trasformatosi da uomo di fiducia in Arsenio Lupin del raggiro politico per arricchirsi. Ammonterebbe a «23 milioni e oltre», il malloppo che Lusi si sarebbe intascato nel corso degli anni, uno che ha carpito la fiducia di tanti «in modo diabolico», un ex magistrato, «un cancro» da estirpare. «La Margherita non intende patteggiare ma recuperare tutto», promette l’ex sindaco.
Si presenta ai giornalisti in leggero ritardo, Rutelli, con tante carte, bilanci, esposti, che via via esibisce. Premette: «Sono determinato ma anche fortemente amareggiato. Non posso accettare di essere messo in uno stato di intimidazione da un ladro». Né accetta di essere torchiato dall’Espresso, il settimanale che ha rivelato un presunto passaggio di 150 mila euro da una associazione promossa da Rutelli all’Api, il movimento di cui è leader dopo l’abbandono del Pd. Rutelli punzecchia e viene punzecchiato, la conferenza stampa rischia di trasformarsi in un braccio di ferro, poi l’ex sindaco dà la sua versione: «Non erano soldi dei Dl, ma risorse raccolte a mio nome dai sostenitori, registrati sotto la voce altri proventi. Tutto sarà chiaro quando verranno presentati i bilanci». Anche se, ammette l’ex sindaco di Roma, «per come sono fatti e concepiti adesso, i bilanci si prestano a essere falsificati da chi abbia intenzioni malevole».
Preparatosi a dovere, Rutelli si è posto da solo le domande scabrose che circolano da qualche tempo sui giornali e nel Palazzo. E si è dato risposta. Come mai nessuno della Margherita si è accorto dei raggiri di Lusi? «Si era conquistata la fiducia di tutti, anche dei Ds, dei Democratici, degli ex popolari». Come e perché la Margherita ha continuato a operare pur essendo estinta? «La Margherita aveva cessato l’attività, certo, ma non tanti suoi esponenti che erano e sono finiti in altre formazioni, candidati alle politiche, comunali, europee. Ma perché si chiede conto solo alla Margherita della cessata attività, e non anche a FI, ai Ds, ad An, a Prc, ai verdi?». E quando arriva la domanda più sussurrata, «non è che c’era un accordo con Lusi del tipo, tu finanzi me e in cambio hai carta bianca sui fondi», Rutelli si fa serio, si avvicina al microfono e scandisce: «Ma vi rendete conto? Sarebbe come ammettere di essere stati complici di un malfattore, noi invece siamo parte offesa». Quanti sono stati i soldi incassati dai Dl in 10 anni di attività e non attività? Per le casse presidiate da Lusi sono passati 320-350 milioni di euro, suddivisi tra i soci fondatori della Margherita: Popolari (9 milioni e 400 mila); Democratici (6 milioni 320 mila); Rinnovamento di Dini (2 milioni e 50 mila); Udeur (7 milioni e 300 mila); a questi vanno aggiunti i livelli locali, i gruppi parlamentari, propaganda elettorale varia, il quotidiano Europa, convegni, iniziative e tutti gli annessi e connessi dell’attività politica.