POLITICA E AFFARI Mazzette per un milione e mezzo E nelle carte sbucano gli appalti Expo
MILANO. C’è la spartizione delle mazzette: un terzo ai collettori un terzo alla Lega e un terzo all’ex Forza Italia ora Pdl. Ci sono le operazioni da concludere: almeno dodici su molte aree. E gli affari fino a ieri segreti: un capitolo Aler (le case popolari in Lombardia, ndr), uno Italcementi, forse anche Expo2015. E non manca anche una talpa nell’inchiesta che ha portato l’attuale presidente del consiglio regionale lombardo, il leghista Davide Boni, nel registro degli indagati per corruzione insieme ad altri politici e alcuni imprenditori.
A scorrere per interno i verbali dell’inchiesta si scopre come il micro cosmo marcio di un piccolo Comune del Milanese, sia la cartina di tornasole di un sistema di partiti, di una cupola di assessori per la Procura di Milano corrotti, e una schiera di imprenditori che pagano o promettono di pagare.
È Gilberto Leuci, cognato dell’architetto Michele Ugliola che ha svelato ai pm dopo il suo arresto il meccanismo delle tangenti del centro destra, a raccontare il 9 novembre scorso quello che sa e quello che visto. «Posso dire con certezza che Ugliola frequentava abitualmente Dario Ghezzi (ex capo della segreteria di Davide Boni, ndr) e Davide Boni, allora assessore regionale all’Urbanistica e che molto frequenti erano gli accessi di Ugliola negli uffici della Regione Lombardia... Posso quantificare - spiega Leuci - in circa un milione e mezzo di euro la somma che io ho ritirato dagli imprenditori per le predette operazioni (dodici, ndr). Io e Ugliola trattenevano generalmente tra un quarto e un terzo delle somme ricevute, valutando la quota trattenuta caso per caso. La quota da destinare ai politici, di circa due terzi della somma percepita, era gestita completamente da Ugliola, il quale si occupava di recapitarla ai politici. Sono a conoscenza che i soldi per la politica dovevano essere destinati pro quota ai partiti che reggevano la giunta cassanese, Forza Italia e Lega Nord». Se per Forza Italia, Leuci, dice di non sapere indicare un esponente politico preciso, per il Carroccio indica senza dubbio Boni e Ghezzi: «Per montare affari immobiliari in Lombardia era necessario fare un passaggio da Boni e Ghezzi». Per questo forse a Pontida è stata ritoccata una storica frase leghista «Da padroni a casa nostra» a «Ladroni a casa nostra.
Ma quanti sono gli affari su cui Michele, amico del Carroccio, ha lavorato? A leggere i verbali dell’inchiesta si scoprono altre aree oltre Santa Giulia-Montecity, Sesto San Giovanni o Albuzzano nel Pavese, c’è Varedo, Pioltello. Nel verbale del 22 luglio lo stesso Ugliola che dice ai pm: «I maggiori interessi da parte degli imprenditori del settore immobiliare hanno riguardato le aree dello Scalo Farini (poste), area su cui via era anche l’interesse di Aler per la realizzazione del nuova sede». Ma ormai siamo al gennaio del 2010 l’architetto non è più gradito al Pirellone. Ghezzi gli dice che «l’architetto Saldini gli aveva detto che io ero indagato, intercettato, non solo al telefono...Il Ghezzi mi disse che il Saldini gli aveva addirittura riferito che sarei stato arrestato», come del resto è avvenuto. «Saldini era considerato dal Ghezzi come una persona un po’ mitomane, anche se è un uomo che ha rapporti di alti livello ad esempio è da sempre legato a Paolo Berlusconi. Attualmente ricopre la carica di sottosegretario alla moda per la Regione, nell’ambito dell’Expo». Un affare che sul quale adesso si potrebbe aprire una nuova tranche di inchiesta.