La giornata: dal messaggio di Napolitano alla cena a Camarda
A fare da trait d’union pensa Gianni Letta, che accoglie Monti davanti al Ground Zero della Casa dello Studente. Il professore scende dall’auto e cambia subito espressione: ci sono le macerie, ma soprattutto le immagini delle otto giovani vittime. Monti le passa in rassegna, le sfiora con una mano, si guarda intorno con aria spaurita tra i palazzi devastati. Un rapido saluto ai vigili del fuoco, poi di nuovo in auto. Pochi metri, il tempo di raggiungere il cantiere della nuova Prefettura. È qui che lo attende la gente. «Presidente faccia qualcosa per L’Aquila!» gli grida un uomo mentre gli tiene la mano. «Sono qui apposta». La passeggiata fino alla piazza è breve, ma carica di entusiasmo. Cialente e Chiodi, a turno, gli spiegano ora una cosa ora l’altra. Il sindaco trova il tempo di scherzare: «Per i ritardi che ci sono mi deve dare 40 milioni di euro, così pago l’assistenza alla popolazione». Monti sta al gioco: «Ce li ho in tasca». «Infatti mia moglie si sta preoccupando di dove li metteremo» aggiunge Cialente. «Il ministro dell’Economia (cioè lui stesso; ndr) è un tipo un po’ duro» chiude Monti con un sorriso. È all’arrivo in piazza, però, che il premier si lascia andare: «Questa città è stupenda, posso immaginare cosa sia stato il passato. Non mi aspettavo fosse cosi, ma vedo un entusiasmo palpabile». E quando si intrufola nel bar Nurzia, per il tradizionale caffè, loda il coraggio della titolare, Natalia: «Complimenti per la prova di orgoglio e di forza che avete dato riaprendo l’attività qui. Siete la speranza della città». Col torrone fresco di regalo (alle signore l’orafo Roberto Mari ha donato delle Presentose) Monti torna in auto per raggiungere Assergi, dove c’è il confronto sul piano Ocse-Università di Groningen. Assiste agli interventi dei suoi ministri Barca e Profumo, poi prende la parola. Un discorso già pronto, dal quale solo raramente divaga. Ringrazia Letta («Fonte perenne di equilibrio e saggezza, ha fatto tanto per L’Aquila»), poi concede qualcosa alle emozioni: «Oggi ne ho provate due forti, essere qui e visitare il centro. In nessun punto come alla Casa dello Studente è visibile la testimonianza della sofferenza. Ma ho visto anche voglia di riscatto e rilancio». Poi il piano, che sarà efficace, dice, solo che ci sarà «una forte coesione e la capacità di ricostruire le relazioni». Due gli assi portanti: «Diventare un modello di innovazione e integrarlo con la valorizzazione del patrimonio esistente». E dunque «città intelligente, moderne tecnologie, reti di conoscenza, coinvolgimento della comunità nel processo decisionale». Ma non dimentica l’emergenza ancora aperta: «Servono certezze per i cittadini. Non ci sarà la rinascita del capoluogo ferito senza che prima i cittadini tornino nelle loro case». A questo proposito ricorda l’investitura di Barca a «inviato speciale del premier» e scroscia un lungo applauso. «Ho scelto bene, mi sembra» sorride. E giù altra ovazione. E poi: «Assicureremo i fondi per l’ultima parte dell’emergenza e avvieremo l’ordinaria gestione». Trasparenza, razionalizzazione, rigore. Le priorità sono «la ricostruzione delle case E della periferia e il completamento dei piani di ricostruzione dei centri storici, ne mancano ancora 35». Prima di ricevere il guerriero di Capestrano da Chiodi c’è anche il tempo per l’ottimismo: «L’emozione di queste due giornate consente di guardare al futuro con più fiducia». Poi, tutti a cena da Elodia, a Camarda: Monti, i ministri Barca, Cancellieri e Profumo, e poi Chiodi, Cialente, Del Corvo e Gianni Letta.