MILANO - Stringe i tempi Mario Monti. Annuncia che la prossima settimana sarà conclusa la riforma del mercato del lavoro. Anche se precisa di non aver preso posizione (ufficiale) sulle modifiche all'articolo 18 che il governo sembra aver messo nero su bianco. E più tardi, dall'Aquila dirà che c'è tempo fino a marzo. Il premier bacchetta la sinistra sulle infrastrutture e pronuncia parole che suonano gradite alle orecchie di Sergio Marchionne. Ed ancora torna sul posto fisso: "Ossificarlo è una concezione che nessuno più ritiene realistica".
Il tutto mentre i sindacati non nascondono la perplessità sul buon esito dell'intesa sulla riforma del lavoro. Monti, però, non molla: "Credo che in questi giorni avrò bisogno di chiamare ancora le forze sociali a uno spirito di coesione. Se veramente teniamo al futuro e crediamo gli uni degli altri, allora bisogna cedere qualcosa rispetto al legittimo interesse di parte. Sono certo che le parti sociali supereranno le visioni particolari e le differenze. La settimana prossima ci sarà la fase conclusiva, inevitabilmente con tensioni, di una trattativa che il governo ha avviato con le parti sociali", una riforma che produrrà "un modello nuovo di mercato del lavoro e di ammortizzatori sociali".
Susanna Camusso, invece, vede nero: "Siamo belli lontani da un accordo, mi sembra complicato trovare intesa e che la trattativa si concluda martedì". E un altolà arriva anche da Confindustria: "Se la riforma sarà un compromesso al ribasso, meglio non farla, o quanto meno non avrà la firma di Confindustria".
La reazione dei sindacati. L'ottimismo del premier è stato subito raffreddato dalle parole dei leader sindacali. "Non scommetterei soldi sull'accordo" replica il leader della Uil, Luigi Angeletti - sugli elementi che riguardano le motivazioni di carattere economico siamo disposti a fare un passo avanti, non lo siamo per nulla a modificare l'articolo 18 per quanto riguarda gli aspetti disciplinari: non c'è ragione di spostare il rapporto di potere a vantaggio delle imprese. Non ci sono allo stato attuale soluzioni condivise". Una situazione di stallo ribadita anche da Raffaele Bonanni della Cisl, secondo il quale dagli incontri informali di questa mattina del premier Mario Monti "sono emersi estremismi". Senza accordo, ha aggiunto Bonanni "il governo farà da solo e sarà una riforma più dura". Poi spiega: "Capisco la posizione delle imprese non quella di altri", riferendosi senza citarla alla Cgil. "Voglio denunciare qui chi gioca al massacro - ha proseguito Bonanni - perché vuole che il governo decida e naturalmente il governo deciderà nel peggiore dei modi come ha fatto con le pensioni. Ecco perché sono molto preoccupato - ha proseguito - e chiedo alle parti tutte di riconvergere sul buonsenso, su una soluzione che vada bene a tutti". Sul tema dell'articolo 18 "tutte le soluzioni" sul tavolo del confronto con il governo appaiono "lontane da ogni possibile ipotesi di un accordo - taglia corto Camusso - Fondare tutto sul tema dell'articolo 18 significa di far passare l'idea che l'unico problema sia quello di licenziare". Per il segretario del Pd Pier Luigi Bersani è "pazzesco pensare di attaccare i pilastri delle tutele dell'articolo 18. E' assurdo, non serve a niente. Si può organizzare invece una manutenzione di quell' articolo, ispirandosi a qualche altra esperienza". Stessi toni che si colgono al termine dell'incontro pomeridiano tra i sinadacati e il ministri: "Nessuna novità, accordo lontano".
Dal Pd parla anche in serata . polemicamente - il responsabile economico Stefano Fassina. "Anche oggi, come oramai da tre mesi, abbiamo avuto la nostra quotidiana dose di battute sul lavoro. Bisognerebbe fare più attenzione quando si parla della vita di 20 milioni di lavoratori e lavoratrici e delle loro famiglie.
Fiat. Dopo l'incontro con Marchionne, il premier afferma: "Credo che il rapporto fra l'Italia e la Fiat sia un rapporto che ha avuto una grande importanza storica, ma credo che non sia stato sempre un rapporto sano". Poi scandisce: "Chi gestisce la Fiat ha il diritto e il dovere di scegliere per i suoi investimenti e per le sue localizzazioni più convenienti. Tre cose sono importanti per un'azienda del genere: produttività, flessibilità e soprattutto rispetto. Il Paese deve certo esigere ma deve anzitutto rispettare le scelte di un'impresa".
Tav. "Non è logico avere istanze declaratorie e non accorgersi che sono state accolte da anni - continua Monti - Quante volte abbiamo sentito dire soprattutto da sinistra ma non solo, che bisogna che la Ue superi una visione arida e finanziaria e che serve più attenzione per la crescita: la Tav rientra alla lettera in questo auspicio. E' un opera che l'Europa ha voluto e finanziato, che l'Italia ha voluto e che la Francia ha già fatto".
L'incontro con Barroso. Nel corso della conferenza stampa Monti ha spiegato di avere "passato in rassegna" con Barroso gli sviluppi della politica economica italiana e in particolare di aver parlato di "due momenti importanti" che dovrebbero esserci la prossima settimana: la auspicata conclusione nel negoziato sul lavoro e gli ammortizzatori sociali e la conversione in legge del decreto sulle liberalizzazioni. Barroso ha accolto con favore la notizia spiegando che "l'Italia si è avviata verso un processo di riforme globale importante, volto a ridurre debito pubblico e a risanare le problematiche strutturali e a riguadagnare la fiducia degli investitori".