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Pescara, 11/04/2026
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Data: 18/03/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Divisi su licenziamenti e contratti. Gelo di Cgil su indennizzi e reintegri, aziende preoccupate per i costi

I nodi da sciogliere. La trattativa arenata sugli ammortizzatori e la flessibilità nelle nuove assunzioni

ROMA. L’articolo 18 sembra il tema più complicato da affrontare ma anche sulle altre questioni aperte non si è ancora trovato un punto di equilibrio. Ecco i nodi da sciogliere.
Articolo 18. Il Governo avrebbe voluto limitare l’obbligo del rientro nel posto di lavoro solo per i licenziamenti discriminatori (considerati nulli e quindi mai effettuati) prevedendo per quelli senza giusta causa o giustificato motivo solo l’indennizzo economico. La mediazione alla quale il Governo sta lavorando è di lasciare per i licenziamenti disciplinari (giusta causa e giustificato motivo soggettivo) la scelta al giudice tra reintegro e risarcimento economico mentre per i motivi economici (il cosiddetto giustificato motivo oggettivo) resterebbe solo l’indennizzo. La mediazione sembra comunque indigeribile per la Cgil pronta ad accettare al massimo interventi sui tempi dei processi.
Ammortizzatori. Il Governo punta a un sussidio di disoccupazione universale (l’Aspi) che sostituisca l’attuale indennità di disoccupazione (che dura 8-12 mesi) ma anche la mobilità (l’indennità erogata in caso di licenziamenti collettivi nelle aziende industriali con più di 15 dipendenti che può durare fino a 48 mesi per un over 50 del Sud). Il nuovo sistema (l’indennità dura 12 mesi per gli under 55 e 18 per gli over 55) rende più omogenee le tutele ma ha scatenato la rivolta delle piccole imprese e in particolare degli artigiani che si troverebbero a pagare contributi più alti. Potrebbero accettare la parificazione del contributo (all’1,3%) se venisse loro riconosciuta una riduzione dell’aliquota Inail, cassa nella quale commercianti e artigiani risultano largamente in attivo. I sindacati hanno comunque chiesto che si mantenga la mobilità almeno per i lavoratori più anziani che dovessero perdere il lavoro dopo i 60 anni con una sorta di scivolo verso la pensione. Il Governo punta a limitare anche l’uso della cassa integrazione.
Contratti. Il sistema proposto dal Governo penalizza sul fronte dei costi e degli adempimenti burocratici i contratti flessibili. In particolare si prevede per i contratti a tempo determinato un contributo aggiuntivo dell’1,4% mentre per i contratti a progetto dovrebbe arrivare un aumento dei contributi previdenziali (27,72%), avvicinandoli all’aliquota dei lavoratori dipendenti (33%). Sulla flessibilità in entrata c’è preoccupazione da parte delle imprese perchè si prevedono più costi e maggiore burocrazia.

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