Iscriviti OnLine
 

Pescara, 11/04/2026
Visitatore n. 753.021



Data: 18/03/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Lavoro, Monti vuole chiudere in 7 giorni. A sindacati e imprese: «Ognuno ceda qualcosa». Ma sull’art. 18 nuovo no della Cgil

ROMA. Il premier Mario Monti ne è convinto: in settimana si chiuderanno le trattative sul mercato del lavoro e sugli ammortizzatori sociali. Ma la strada è ancora tutta in salita: Cgil e Uil dubitano che si possa arrivare presto alla firma, e il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, avverte che non sottoscriverà un accordo al ribasso. Il premier, ieri a Milano al convegno di Confindustria, si è detto sicuro che ognuno cederà qualcosa rispetto al legittimo interesse di parte e che «bisogna fare qualcosa che assomigli di più al mercato e rendere le tutele sociali migliori in modo che seguano il lavoratore in tutte le fasi senza ossificare il posto di lavoro». Al governo è arrivato ieri anche il sostegno del presidente Giorgio Napolitano che, senza fare esplicito riferimento al nodo cui rischia di restare impigliato l’accordo, l’articolo 18, ha però sottolineato che il cammino delle riforme non può fermarsi proprio ora: i provvedimenti presi, ha evidenziato il presidente della Repubblica, sono «tutti da consolidare e ancor più da integrare, perchè la fiducia dei mercati si guadagna solo con misure coraggiose, con riforme che affrontino il lavoro e la crescita».
Sull’esistenza di un testo «che modifica immediatamente l’articolo 18 per i nuovi assunti», fonti di palazzo Chigi hanno precisato nel pomeriggio che Monti «non ha preso posizione» su questo tema e che si è limitato a citare l’articolo dell’editorialista del Corriere, Francesco Giavazzi. Riferendosi sempre all’editoriale di Giavazzi, Monti ha assicurato che il ministro Fornero non abbandonerà il governo al suo destino, «anche perché - ha aggiunto - martedì, come preannunciato, siederò al suo fianco per presiedere la riunione con le parti sociali». La giornata di ieri, caratterizzata dal continuo inseguirsi di pronostici contrastanti sulle chances della firma di un accordo, è stata scandita anche da una serie di incontri informali. Particolarmente atteso l’esito del confronto tra il ministro Fornero, Emma Marcegaglia e i segretari di Cgil, Cisl e Uil, iniziato poco prima delle 15 e durato due ore. Al termine della riunione, il ministro e i leader sindacali, che in mattinata si erano già visti con Monti, si sono allontanati senza commenti dalla sede del convegno. Anche Marcegaglia è andata via senza rilasciare dichiarazioni. Fonti confindustriali hanno poi giudicato «utile» l’incontro, evidenziando che il confronto «prosegue». Poche ore prima di vedere il ministro Fornero, il segretario della Cgil, Susanna Camusso, aveva espresso molti dubbi sulla possibilità di arrivare in pochi giorni al sigillo dell’intesa. Sul tema dell’articolo 18 «tutte le soluzioni sul tavolo del confronto con il governo appaiono lontane da ogni possibile ipotesi di un accordo - ha sottolineato Camusso -. Fondare tutto sul tema dell’articolo 18 significa far passare l’idea che l’unico problema sia quello di licenziare». E mentre il leader della Uil, Luigi Angeletti, spiegava che «non ci sono allo stato attuale soluzioni condivise, il punto fondamentale è l’articolo 18» e che non scommetterebbe soldi sulla chiusura dell’accordo, il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, si diceva «molto preoccupato dagli opposti estremismi». Bonanni, primo a rilasciare un commento in serata, ha sostenuto che «senza mediazioni si consente solo al governo di cambiare unilateramente l’articolo 18. La Cisl vuole salvare l’articolo 18. Altri preferiscono lavarsi le mani». Susanna Camusso è intervenuta dicendo di trovare «un po’ insopportabile che ogni volta che si apre la discussione sull’articolo 18 il tema sia se la Cgil vuole o non vuole fare questo accordo. Piuttosto, il governo lo vuole fare? Perchè se si vuole un accordo serve un po’ di mediazione, non si può mantenere fino alla fine quanto detto in premessa».
Se era chiaro, sin dall’apertura del tavolo tra governo e parti sociali, che il cammino della riforma era lastricato di ostacoli, ieri è apparso ancora più evidente che lo scoglio è la “manutenzione” dell’articolo 18. Marcegaglia ha preannunciato: «Se la riforma del lavoro sarà un compromesso al ribasso, meglio non farla, o quanto meno non avrà la firma di Confindustria». Lo stesso Monti, in giornata,ha sentito l’esigenza di ricordare ai sindacati la necessità di uno spirito di coesione. «In questi giorni - ha dichiarato il premier - avrò particolarmente bisogno di richiamarli a questo spirito e a questo impegno».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it