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Pescara, 11/04/2026
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Data: 18/03/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Lavoro, i sindacati prendono tempo. Marcegaglia: no a scelte al ribasso. Camusso: accordo lontano. Angeletti: non ci sono soluzioni condivise

MILANO Emma Marcegaglia ci scherza su. «Per cent’anni Confindustria ha avuto sempre presidenti uomini, nel periodo più difficile ha scelto una donna». Giovedì prossimo scadrà il suo mandato, l’ultimo atto ufficiale sarà l’intesa sulla riforma del mercato del lavoro. Sempre che viale dell’Astronomia dia il suo appoggio, avverte. «Se sarà un compromesso al ribasso, per accontentare tutti, non avrà la firma di Confindustria». Il via libera, fa sapere la Marcegaglia, sarà apposto solo in calce a una riforma «vera e profonda, tale da cambiare assetto al Paese, che non penalizzi la buona flessibilità in entrata e non aggravi i costi a carico delle imprese». Allora sì, promette, «firmeremo con entusiasmo».
Il premier Mario Monti ha convocato tutti per martedì e la Marcegaglia, nel suo ultimo discorso pubblico al convegno biennale del centro studi dell’associazione, detta la linea degli industriali. Spiega che Confindustria ha aderito al tavolo con l’esecutivo e le parti sociali, ma che quando fra due giorni i protagonisti si ritroveranno uno di fronte all’altro «le posizioni devono essere chiare», perché ciò che scaturirà «rappresenta le reali capacità di cambiamento di questo governo e di questa classe dirigente». E’ un passaggio cruciale per il nostro Paese, «tutti ci stanno guardando, dagli italiani che cercano lavoro ai mercati internazionali».
Quindi sì all’accordo, a patto che: «Accresca la buona flessibilità, che non va penalizzata, non va burocratizzata, non deve costare di più». E ancora: sugli ammortizzatori sociali l’impianto impostato dal ministro Elsa Fornero «è giusto, ma va attuato in modo pragmatico», con tempi di transizione che non blocchino troppo presto strumenti come la mobilità necessari «per affrontare crisi e ristrutturazioni». Infine il capitolo più delicato, quello della flessibilità in uscita e dell’articolo 18: «Diminuire la rigidità nell’uscita dal mercato del lavoro», è la condizione posta dalla Marcegaglia. Che ribadisce l’impegno degli industriali affinché si approdi a un accordo: «Confindustria, nel confronto, lavora con grande responsabilità, pensa alle imprese ma ha a cuore l’interesse generale del Paese». Tattiche, rilanci, prove di intesa a una manciata di ore dal vertice. A raffreddare gli entusiasmi ci pensano il segretario della Cgil Susanna Camusso e il collega della Uil Luigi Angeletti. «Siamo belli lontani da un accordo sul lavoro, ritengo impossibile chiudere martedì», afferma la prima. «Non scommetterei soldi sull’accordo», incalza il secondo. Per entrambi l’ostacolo è rappresentato dall’articolo 18. La Camusso è drastica, «tutte le soluzioni» sul tavolo del confronto con il governo appaiono «lontane da ogni possibile ipotesi di convergenza: fondare tutto sul tema dell’articolo 18 significa far passare l’idea che l’unico problema sia quello di licenziare». Anche Angeletti spiega che la Uil, sulla questione, non ha intenzione di cedere un millimetro. «Sugli elementi che riguardano le motivazioni di carattere economico siamo disposti a fare un passo avanti, non lo siamo per nulla a modificare l’articolo 18 per quanto riguarda gli aspetti disciplinari: non c’è ragione di spostare il rapporto di potere a vantaggio delle imprese». Il governo, aggiunge, ha rifiutato la proposta di creare norme per la risoluzione del rapporto di lavoro, e questo «è inaccettabile».

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