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Pescara, 11/04/2026
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Data: 18/03/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
«C’è qualcuno che rema contro» Bonanni: senza intesa rischiamo una riforma peggiore

ROMA - Arrabbiato, anzi di più. Imbufalito. Con chi? «Con chi non vuole prendersi responsabilità e preferisce che lo facciano gli altri, in questo caso il governo. Il rischio è che alla fine Monti decida da solo e lo farà nel peggiore dei modi come è accaduto per le pensioni. Un autentico gioco al massacro». Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, teme che il tavolo sulla riforma del mercato del lavoro vada in mille pezzi: «Ad oggi un’intesa non la vedo possibile».
Lei ha denunciato che c’è chi è impegnato a disfare quotidianamente una tela negoziale pazientemente intessuta e chi ha comportamenti da estremista. Chi è Penelope e chi sono gli estremisti?
«Gli estremisti ci sono in ambito governativo, politico e sociale».
I nomi, per favore.
«Lasciamo perdere, non è giusto nè opportuno farne quando ancora c’è una trattativa in corso».
C’è chi rema contro l’accordo anche nel sindacato?
«Diciamo che tra le parti sociali c’è chi preferisce la strada dell’esasperazione. O non prende le responsabilità che dovrebbe prendersi o addirittura vuole che sia il governo a togliere le castagne dal fuoco. Poco importa se poi verranno fuori le soluzioni peggiori».
Cioè che il governo decida da solo nell’arco di una settimana?
«Le affermazioni di oggi (ieri per chi legge; n.d.r.) di Barroso e Monti, le sottolineature del ministro Fornero, le conferme di Emma Marcegaglia portano tutte nella stessa direzione. In questo frangente gli unici che si sono mossi con grande senso di equilibrio, recependo le migliori posizioni negoziali, sono stati i leader dei tre partiti che sostengono il governo. E questa non è cosa di poco conto. Spero solo che finisca nel migliore dei modi».
E come finirà secondo lei?
«Non sono uno scommettitore, ma un tessitore di tela positiva».
Una previsione almeno...
«Posso soltanto dire quali sono i miei desideri. Per esempio, sull’articolo 18 chiudere affidando al giudice le decisioni in tutti quei casi in cui è più opportuno il reintegro o l’indennizzo. Mi sembra la soluzione più elementare e più europea. In Germania l’ultima parola è affidata al giudice, magari con l’ausilio dei rappresentanti delle imprese e dei lavoratori».
Più precisamente, l’articolo 18 non si tocca in situazioni di discriminazione, decisione delegata invece al giudice nei casi che riguardano comportamenti disciplinari ed esigenze economiche. E’ così?
«Esattamente, il giudice decide per il reintegro o l’indennizzo. Del resto è ciò che è previsto nei patti ed è la conclusione dove quasi sempre si arriva dopo sperperi di tempo e di denaro».
Supponiamo che l’accordo sull’articolo 18 passi. Subito dopo si aprirebbe un altro fronte, quello giudiziario. La magistratura sarebbe in grado di decidere in tempi brevi su una presumibile valanga di ricorsi?
«Una volta costruito il criterio di corsia preferenziale, io ho fiducia nel giudice e nella sua capacità di emettere una sentenza equa e rapida».
Allo stato della trattativa è più vicina l’intesa o la rottura del negoziato?
«Se le cose dovessero proseguire per come siamo messi oggi chiaramente sarà rottura. Ma non dispero fino all’ultimo giorno che è fissato per la fine della prossima settimana. Bisogna tentare in ogni modo di individuare una soluzione».
C’è il rischio di un accordo separato?
«Non credo che i vari soggetti siano interessati. Se non arriviamo ad un accordo, il risultato sarà il peggiore che possa abbattersi sulla nostra testa. Speriamo che prevalga il senso di responsabilità».

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