MONTESILVANO. Fumata nera ieri pomeriggio dopo l’ennesimo vertice del Pdl. Il nodo della candidatura di Manola Musa, sostenuta da Lorenzo Sospiri, non è stato ancora sciolto. Intanto, il sindaco uscente Pasquale Cordoma rimane a guardare.
Il nome scelto dal coordinatore provinciale del Pdl, Lorenzo Sospiri, sembrava aver subìto una battuta d’arresto dopo la spaccatura avvenuta nel consiglio comunale di Pescara a seguito della mancata elezione di Adele Caroli (Pescara Futura) a vicepresidente vicario. «Con il Pdl ci sono ancora tavoli aperti da definire come Montesilvano e Spoltore», aveva detto a caldo Carlo Masci, leader di Pescara Futura. Sospiri ridimensiona. «Con Masci i rapporti sono distesi», dice, «quanto accaduto a Pescara non è una mia responsabilità, né può incidere su una cosa seria come la tornata elettorale a Montesilvano. La nostra proposta è Manola Musa, perché è donna, è onesta e preparata. È lei la via del giusto rinnovamento».
Sospiri sta cercando di chiudere il cerchio intorno alla Musa, ma ribadisce che «il problema non è Masci», quanto piuttosto «le tante divisioni derivanti dai conflitti dei cinque anni passati».
Rimane a guardare invece, il primo cittadino Pasquale Cordoma (Pdl). «Sono qua», dice, «sono il sindaco uscente e ho dato la mia piena disponibilità a ricandidarmi».
Su Cordoma, eletto nel 2007 sotto la bandiera della legalità dopo l’arresto dell’ex sindaco Pd Enzo Cantagallo, pesano sette procedimenti. Il primo cittadino risulta inquisito nel processo sui reati ambientali del depuratore di via Tamigi, nelle inchieste su Ato (i reati che gli vengono contestati sono falso e distruzione di atti), sul trasferimento dei dipendenti Uil (abuso d’ufficio), sui rifiuti dell’Ecoemme (corruzione), sui concorsi truccati (truffa e falso), sul siluramento di un dirigente (abuso d’ufficio) e sul demansionamento imposto a una psicologa dell’Azienda per i servizi sociali (tentata concussione). «Sono qua», ribadisce Cordoma, «ora decida il partito».