L’AQUILA. «All’Aquila c’è una ferita aperta. È drammatico vedere quello che è accaduto. Però, insomma, possiamo dire che si ricomincia».
Il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri (nella foto) avvolta in un soprabito rosso fuoco che la rende più che riconoscibile in mezzo alle grisaglie degli uomini di governo e di quelli della scorta, consegna questa riflessione ai cronisti prima di entrare nel palazzo che dovrebbe ospitare, entro fine anno, la nuova prefettura. Un immobile già risistemato da tempo ma che dev’essere ulteriormente «blindato» con ulteriori lavori. Solo allora l’ufficio territoriale del governo potrà lasciare l’attuale collocazione nella caserma della Finanza dove è tuttora ospitato tre anni dopo il terremoto. Ufficio provvisorio comunque visitato prima di dare inizio al giro in centro storico. Un tour nel quale il ministro arriva scortato dal prefetto Giovanna Maria Rita Iurato. Con loro anche la moglie del presidente del Consiglio, la signora Elsa che avrà in dono una «Presentosa» realizzata dall’orafo Roberto Mari. Partono applausi anche all’indirizzo del terzetto al femminile. Il ministro dell’Interno, poi, aggiunge: «Siamo all’Aquila, in una città duramente provata dal terremoto, perché vogliamo testimoniare l’attenzione del governo nei confronti di questa realtà. Un buon inizio è importante per ricominciare».
Non manca, nella passeggiata lungo corso Federico II, neppure una pur brevissima riflessione sul rischio di intromissioni della criminalità organizzata nei lavori della ricostruzione. Un rischio testimoniato anche dalle numerose inchieste coordinate dalla procura distrettuale antimafia. A una specifica domanda sul livello di attenzione nei confronti delle mafie nel post-terremoto il ministro dell’Interno risponde prontamente: «Stiamo lavorando molto bene per cui non ci sono infiltrazioni mafiose. C’è un’intensa attività di verifica perché non avvengano contaminazioni e i controlli sono serrati e mirati in questa direzione».
Il discorso scivola poi sui ricordi dell’infanzia quando il ministro, entrando nel bar Nurzia, ricorda le sue origini abruzzesi e soprattutto quel torrone che non mancava mai sulla tavola della sua famiglia nel periodo delle vacanze di Natale trascorse a Sulmona. Non mancano, infine, parole di incoraggiamento nei confronti di quegli imprenditori che hanno ripreso la loro attività nonostante le mille difficoltà legate al terremoto: «Tenete duro».