ROMA E’ l’ultima chiamata prima della scesa in campo. Mentre Mario Monti rinnova l’appello alle forze sociali, imprese e sindacati, perché si trovi l’accordo sulla riforma del mercato del lavoro, Elsa Fornero va dritta all’obiettivo: «Lavoriamo con impegno per raggiungere l’accordo e trovo difficile che le parti sociali vogliano chiamarsi fuori ma anche senza un’intesa afferma il ministro del Lavoro ospite da Fabio Fazio credo che il governo dovrà presentare al Parlamento la riforma». I tempi? «Non possiamo è la risposta continuare a discutere all'infinito. Direi che il tempo limite è la settimana prossima. Questo è ciò per cui lavoro». Escluso, dice il ministro, un suo «passo indietro».
Il premier usa toni più diplomatici ma la linea è la stessa. «Credo e spero che l’incontro di martedì (domani, ndr) avrà successo. Se le posizioni non fossero ancora abbastanza distanti aggiunge vorrebbe dire che la riunione conclusiva ha già avuto luogo con successo, invece deve ancora avvenire».
L’appuntamento è dunque per martedì pomeriggio a Palazzo Chigi. Incontro-clou ma non definitivo. I sindacati hanno convocato per mercoledì i propri direttivi e quindi vorranno il loro via libera prima di firmare. Sempre che si arrivi alla firma. In ogni caso, un secondo passaggio è da mettere in conto prima del Consiglio dei ministri di venerdì. Sarà quello, con ogni probabilità il termine ultimo, il 25 Monti parte per l’Asia.
Il tempo stringe e il governo, dopo l’ok ottenuto dai tre leader della maggioranza (Alfano, Bersani e Casini), è determinato ad andare avanti. «Capisco che sia difficile per le parti sociali. Le piccole imprese si lamentano, Confindustria si lamenta, il sindacato variamente si lamenta. E’ la dimostrazione che stiamo lavorando non per una parte, ma per il Paese», sintetizza Fornero. Ognuno deve agire con responsabilità, anche il Lingotto: «Se il presidente e l’Ad di Fiat mi dicono che vogliono rispettare il piano industriale e continuare a fare investimenti in Italia afferma Fornero io gli devo credere. Ma la Fiat non è libera di fare quello che vuole». Si ricordi, aggiungerà più tardi Monti in visita a Torino, «di quanto impegno e talento, hanno messo gli italiani per renderla grande».
Stessa determinazione Monti ha ribadito nei confronti della Tav e della Torino-Lione: «E’ venuto il momento di fare un passo in avanti ed eseguire l'opera. Senza, l’Italia rischia il distacco dall’Europa». Monti e Fornero a Torino, sindacati e imprese a Roma, telefoni roventi. Dopo le quattro ore di colloqui e contatti sabato a Milano, ieri si è continuato a lavorare. Se la Cisl con Raffaele Bonanni mette in guardia dal rischio di abbandonare la partita lasciando mano libera al governo, Luigi Angeletti della Uil ripete che non è disposto ad accettare modifiche per i licenziamenti disciplinari. E Camusso accetta di lasciare al giudice la scelta tra reintegro e indennizzo ma solo per i licenziamenti economici. Le aziende non vogliono rinunciare alla flessibilità e chiedono prudenza al governo nel varare una riforma che aggrava i costi per le imprese in periodo di crisi. Quindi, meglio andare a regime nel 2017 anziché nel 2015, dice Confindustria; meglio non fissare date e ancorare tutto ad un parametro (per esempio il Pil) che renda certa la fine della recessione, suggerisce Confcommercio.
Il governo conferma che la riforma è rivolta ai giovani che «vivono un grande problema di occupazione». Per questo si sta pensando anche all’eliminazione degli stage post-universitari non retribuiti. «Non sono un ministro dell’articolo 18 replica a tutti Fornero e non ho alcun interesse a fare una riforma che verta solo sull’articolo 18. La necessità della riforma del mercato del lavoro conclude Fornero è il dinamismo. Significa un accesso facile e non un’uscita bloccata. Dobbiamo mettere insieme queste due cose».