L’AQUILA. La due giorni aquilana del governo sembra aver restituito il sorriso al sindaco Massimo Cialente, che traccia un bilancio più che positivo della visita del premier Mario Monti e dei suoi ministri.
Sindaco, l’impegno di Monti ad agire in fretta sembra aver ridato fiducia e speranza agli aquilani. Siamo davvero a una svolta?
«Personalmente sono più che felice di questa due giorni del governo nella nostra città devastata dal terremoto. Per la prima volta riesco a vedere la luce in fondo al tunnel e, soprattutto, è finita la storiella del Cialente litigioso, del sindaco sempre pronto allo scontro con la struttura commissariale. È ormai evidente a tutti che da quando ho lasciato l’incarico di vice commissario siamo stati al centro di un vero e proprio attacco politico che aveva l’obiettivo di bloccare la ricostruzione. Cosa del resto “avvertita” anche dall’Ocse, ovvero da “arbitri” disinteressati poiché fuori da ogni gioco politico. Il problema vero era la governance ed ora la cosa è chiara a tutti».
A proposito di governance, cosa cambierà nell’immediato?
«La semplificazione annunciata dal ministro Barca ridisegna un nuovo quadro: la fine del commissariamento e la chiusura della struttura per la gestione dell’emergenza, con il passaggio delle funzioni e del personale al Comune. Si potrà avere una visione chiara delle responsabilita politiche e una trasparenza che porrà fine alla grande confusione che, secondo l’Ocse, ha portato gli aquilani ad avere un pessimismo assoluto. Ora andiamo verso una fase nuova che dovrà prevedere una razionalizzazione della filiera (cosa di cui vogliamo farci carico noi), nonché la possibilità di partire subito con il centro storico senza attendere la fine del recupero delle case E. Vi sono alcuni aspetti da definire per quel che riguarda i cinque preventivi. Dovremo studiare bene il meccanismo, magari prevedendo anche un ribasso secco».
Agli Ordini professionali e ai costruttori è piaciuta la proposta della white list per prevenire infiltrazioni malavitose nella ricostruzione privata. È d’accordo?
«Già a metà del 2010, dopo gli ostacoli incontrati per la riparazione delle case B e C, chiesi di poter avere una lista di imprese sane e non improvvisate. Ma la Struttura tecnica di missione rispose picche. Sono d’accordo su questa proposta, così come sulla necessità di garantire una comunicazione più chiara. Il Comune sta predisponendo un sistema che, attraverso una password, consentirà a ogni cittadino di avere tutte le notizie che lo riguardano».
In questi giorni ha più volte ribadito che il progetto Ocse ha molto in comune con il suo Piano strategico. Può spiegarsi meglio?
«Sono tanti i punti di contatto con quello che stiamo facendo noi. Anzi in alcuni casi c’è una sovrapposizione assoluta. Mi riferisco all’idea della città intelligente, alla smart city, all’Aquila capitale della cultura, all’Università, ai turismi. Abbiamo già i progetti pronti, come il governo ha avuto modo di verificare. A questo punto, però, invito tutti i cittadini, inclusi i candidati sindaco, a partecipare al dibattito sul piano strategico che dovrà intersecarsi con quello dell’Ocse che verrà completato a dicembre. Ora gli aquilani doranno avere fiducia gli uni negli altri».
Da due anni sta sollecitando misure per il rilancio economico. Finora c’è stato solo il flop della zona franca, certamente non imputabile al Comune. Quali sono gli impegni del governo?
«De minimis a parte, è stato annunciato l’arrivo dei primi fondi. E sono stati sbloccati anche i primi 600 milioni del pacchetto di 2 miliardi dell’Inail, che il ministro Tremonti aveva “congelato”. Monti ha visto la città, mi ha incoraggiato ed è andato via dicendo che il governo è con noi. Abbiamo perso due anni, ma ora si può ripartire. Il piano di ricostruzione è stato presentato. Lo abbiamo fatto in tempi rapidissimi e ci è costato solo 600 mila euro a fronte dei 10 milioni che avremmo dovuto spendere seguendo le istruzioni della Struttura tecnica. A Monti e ai suoi ministri ho chiesto 6-7 milioni per cablare la città e, via via, le frazioni. Un’opera che dovremo avviare subito insieme ai lavori per i sottoservizi. La strada è ancora in salita, però è cambiato il passo. Ci ho creduto disperatamente. Spesso mi sono ritrovato solo. Ma penso di aver fatto ciò che un sindaco doveva fare: difendere la sua città».