Iscriviti OnLine
 

Pescara, 11/04/2026
Visitatore n. 753.021



Data: 19/03/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il limbo dei non rappresentati: quattro milioni senza tutele. Ecco gli occupati che sfuggono agli schemi della trattativa

ROMA Si fa a presto a dire lavoro. La trattativa di questi giorni ha l’obiettivo di trovare soluzioni per aggiornare un quadro di regole e tutele pensato oltre 40 anni fa e poi più volte ritoccato per cercare di tenere conto di ciò che cambiava in Italia e nel mondo. Ma anche questo sforzo di ripensamento e razionalizzazione, che ha l’ambizione di essere sistemico, deve fare i conti con una realtà per sua natura sfuggente. E alcuni milioni di persone, tra disoccupati e lavoratori atipici di vario genere, non siedono direttamente al tavolo e rischiano di non vedere rappresentati i propri reali interessi.
Partiamo dai grandi numeri. Gli occupati rilevati dall’Istat sono quasi 23 milioni. Di questi 17,3 milioni sono classificati come dipendenti. Ma non è un universo uniforme: non tutti sono garantiti allo stesso modo. Rientrano nel numero 2,4 milioni di lavoratori con un contratto a termine, tra cui anche interinali, apprendisti e giovani che lavorano con un contratto di inserimento. Per loro il concetto di licenziamento è un po’ diverso da quello di cui oggi si discute. Non c’è bisogno di un articolo 18 più elastico, per liberarsene basta il mancato rinnovo alla scadenza.
Poi c’è la zona grigia dei parasubordinati. L’Isfol (istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori) ne ha recentemente contati poco più di 1,4 milioni. Una parte di loro (ma non tutti) rientra nei 5,6 milioni di lavoratori indipendenti che risultano dalle statistiche Istat. Le situazioni sono molto diverse. I quasi 700 mila collaboratori a progetto (co.co.pro) hanno nella grande maggioranza dei casi un sola occupazione: per loro il reddito medio annuo non arriva a 10 mila euro. Lo status di parasubordinato, in questo caso, è solo una finzione che maschera un rapporto di lavoro dipendente dalla spessa impresa. Ma ci sono anche poco meno di 500 mila lavoratori che hanno età e reddito più elevati: si tratta spesso di amministratori e sindaci di società. Il quadro è completato da 270 mila collaboratori occasionali, borsisti e altre figure.
Naturalmente anche per gli atipici esiste la possibilità di iscriversi a un sindacato. Ma per molti di loro la tutela del contratto nazionale non c’è o è molto limitata. Del resto è un dato di fatto (anche demografico) che nei sindacati il peso dei pensionati sia sempre più rilevante: appartengono a questa categoria circa 7 milioni dei 16,7 milioni di iscritti dichiarati dalle confederazioni (compresa la Confsal).
Mettendo insieme lavoratori a tempo determinato e parasubordinati si arriva non lontano da quota 4 milioni. Ma questo è solo un modo di guardare al problema. Insieme all’articolo 18 è in discussione il nodo degli ammortizzatori sociali. Nel corso del 2011, un lavoratore su quattro ha usufruito di ammortizzatori sociali: cassa integrazione ordinaria, straordinaria, in deroga e indennità di mobilità e di disoccupazione. Cosa cambia con la riforma? Il pilastro è l’Aspi che, nei progetto di Elsa Fornero dovrebbe diventare lo strumento universale di assicurazione contro il rischio di disoccupazione involontaria. Un progetto che ambisce a coprire in proporzione anche i lavoratori con minore esperienza lavorativa. Per poterne usufruire si dovranno avere gli stessi requisiti che consentono oggi l’accesso all’indennità di disoccupazione ordinaria: due anni di anzianità assicurativa e almeno 52 settimane nell’ultimo biennio. Sarà invece esteso l’ambito di applicazione. L’assegno avrà l’importo massimo di 1.119,32 euro e durerà fino a 12 mesi per i lavoratori con meno di 55 anni di età, 18 mesi per chi avrà almeno 55 anni. Il nuovo ammortizzare ha senza dubbio una durata ed una generosità superiore a quella dell’attuale indennità ordinaria ma è comunque ampiamente inferiore a quanto generalmente offerto nella gran parte dei paesi della Ue ed anche a quanto attualmente garantito dalla mobilità. Inoltre, il meccanismo, così com’è, esclude dall’erogazione dell’indennità ordinaria molti dipendenti perché, nel concreto, il diritto al sussidio è concesso solo a chi è presente sul mercato del lavoro da almeno 2 anni. Insomma anche nel caso degli ammortizzatori almeno una parte di chi oggi è senza protezione rischia di non fare passi avanti.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it