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Data: 20/03/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Contratti e ammortizzatori: stretta tra sindacati e Fornero. Oggi il vertice con la proposta del governo sull’articolo 18

ROMA Solo questa sera si saprà se il confronto sulla riforma del lavoro potrà continuare e magari chiudere la sua corsa sostenuto dalle parti sociali o se il governo dovrà presentare il pacchetto in Parlamento senza la firma di sindacati e imprenditori. Ieri giornata intensissima di trattative: in mattinata faccia faccia tra Camusso, Bonanni e Angeletti impegnati vanamente a costruire un documento comune; in serata tre ore di confronto al dicastero del Welfare tra il ministro Fornero e i leader delle confederazioni, Ugl compresa. Al centro della discussione ammortizzatori sociali e contratti. Il ministro ha confermato che il nuovo sistema di tutele sociali partirà nel 2017. Non è stato affrontato invece il nodo dell’articolo 18: il governo dovrebbe presentare la proposta definitiva sulla norma dello Statuto dei lavoratori oggi pomeriggio nella riunione di palazzo Chigi che sarà preceduta, in mattinata da un nuovo incontro tra Fornero e i sindacati.
Ieri sera, prima della riunione con i sindacati, Fornero e il premier si erano recati al Quirinale per informare il presidente Napolitano sullo stato della trattativa. Obiettivo per tutti: trovare un ormeggio per non far naufragare il vertice di oggi a palazzo Chigi. Ovviamente, anche un altalenante cambio di umori tra i protagonisti. Idee chiarissime, in compenso, in casa Fiom che, al termine del Comitato centrale, ha deciso due ore di sciopero e un referendum su un eventuale accordo sulla riforma.
Il ministro del Welfare ha voluto assicurare ancora una volta che «la riforma non comporterà cambiamenti in senso punitivo su regole e garanzie che fanno parte dello storia». Fornero ha invitato i sindacati «a fare un passo in avanti nell’interesse dei giovani e del Paese». Possibilista Raffaele Bonanni: «Ci sono più accordi che disaccordi tra di noi, dobbiamo darci una mano tra di noi per abbandonare gli estremismi di questa partita così delicata». Fatto è che i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil ieri mattina non erano riusciti a mettere insieme un documento comune.
Inutile dire che l’articolo 18 continua ad essere la madre di tutte battaglie anche se la partita è ben più ampia: va dagli strumenti per la crescita ai contratti, dalle risorse per gli ammortizzatori al lavoro precario. I sindacati continuano a insistere su un punto che non è secondario: l’eventuale, più o meno incisiva, correzione dell’articolo-simbolo dello Statuto dovrà essere supportata da interventi di sostegno sul versante sociale. Che vuol dire misure di contrasto al precariato, tutele universali robuste e di durata adeguata, rimodulazione del sistema previdenziale. Il che vuol dire, ancora, risorse congrue che le confederazioni valutano attorno ai 5 miliardi di euro. Proviamo a schematizzare le posizioni: su un punto Camusso, Bonanni, Angeletti (e Confindustria) sono d’accordo: la norma sui licenziamenti non può essere cancellata nei casi di discriminazione razziale, religiosa, ecc. Per i casi che riguardano situazioni disciplinari e difficoltà economiche per le imprese, valutazioni diverse. Il leader della Cisl è dell’idea che sulla materia che regola la disciplina sui posti di lavoro (per esempio, nei casi di assenteismo), il licenziamento deciso dall’azienda possa essere avallato o meno dal giudice, mentre Camusso e Angeletti puntano a mantenere l’attuale normativa con il paracadute dell’articolo 18. Spaccatura diversa nei casi di crisi aziendali: Cisl e Uil sono disponibili ad attenersi al verdetto del giudice e, di conseguenza, ad accettare lo strumento dell’indennità o del reintegro per i lavoratore licenziato, mentre la Cgil potrebbe accettare l’intervento della magistratura soltanto ed esclusivamente nel quadro di una precisa casistica. Come è facile immaginare, individuare un punto di caduta tra le varie filosofie sindacali non sarà esattamente facile anche se intravedere una via d’uscita si può.

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