L'Ingegnere: «Impossibile investire a queste condizioni». E il titolo cede
MILANO. «Impossibile investire a queste condizioni». Bastano queste parole di Carlo De Benedetti (nei giorni scorsi indicato fra i possibili candidati a rilevare un pacchetto di azioni Alitali) a far crollare in Borsa i titoli della compagnia aerea. Il dibattito su Alitalia, a dir il vero, è più ampio ma la strada scelta dal governo per vendere la maggioranza delle azioni sembra sempre più in salita. Mercoledì, nel riferire in Parlamento, i ministri Padea-Schioppa (Economia) e Bianchi (Trasporti) non se la sono sentita di parlare di «posti di lavoro garantiti».
Insomma, fa capire il governo, chi la comprerà elaborerà il suo piano industriale e poi vedrà come disporre della forza lavoro.
Queste parole hanno provocato l'immediata reazione dei sindacati e dei Comunisti italiani.
Il Sult (Sindacato unitario lavoratori trasporti): «Il governo getta benzina sul fuoco. Non escludiamo altre azioni di lotta (uno sciopero è già deciso per l'intera giornata di oggi). Prospettare possibili riduzioni di personale equivale a un ridimensionamento: ridurre l'attività vuol dire oggi, per Alitalia, andare verso il fallimento, in quanto l'unico modo per sopravvivere è assicurare uno sviluppo consistente nel segmento dei voli intercontinentali».
«Il governo chiarisca - dicono i Comunisti italiani - perché un possibile "sfoltimento" di addetti ci preoccupa molto. E ci dà ragione, quando diciamo che privatizzare significa soltanto "macellare" lavoratori. A questo punto chiediamo a Prodi un suo intervento. Noi la pensiamo in modo completamente diverso dal ministro Padoa-Schioppa: la salvaguardia dell'occupazione di migliaia di lavoratori Alitalia viene prima di tutto».
Passano un paio d'ore e, a fare il "pompiere" ci pensa il vicepremier, Rutelli: «Alitalia non rimarrà così come è quando passerà di mano, avrà maggiore efficienza ma questo non significa che le persone saranno messe per strada». E ancora: «La questione Alitalia è una partita che durerà mesi, consiglierei di non aver fretta nel dare giudizi e valutazioni».
Però gli eccessivi paletti (la salvaguardia dei posti di lavoro e il mantenimento di alcune rotte) mettono paura ai possibili investitori. «O esiste la discontinuità - dice De Benedetti - oppure, io personalmente non credo che ci sarà nessun imprenditore disponibile».
«Sarebbe auspicabile - continua l'Ingegnere - che ci fossero le condizioni perché un gruppo di imprenditori consentisse all'Italia di avere una compagnia aerea, come hanno anche Paesi molto più piccoli e con vocazione turistica molto inferiore, ma ritengo che oggi sulla base delle condizioni che sono state indicate fino ad ora dal governo, non esistano queste condizioni».
Dello stesso parere Alessandro Benetton. «Direi proprio di no, assolutamente no», ha risposto a chi gli chiedeva se la famiglia fosse interessata alla compagnia aerea.
Le difficoltà della vendita non fanno bene al titolo Alitalia che, in Piazza Affari, ieri ha perso il 3,22% a 0,938 euro.