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Data: 21/03/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Riforma del lavoro - Camusso annuncia battaglia «No ai licenziamenti facili». Sì di Cisl e Uil. Marcegaglia: adesione ma resta lavoro da fare

ROMA Sulle barricate resta soltanto la Cgil. E la Fiom, ovviamente. E’ lo stesso Mario Monti, al termine del vertice di palazzo Chigi, a fotografare le posizioni in campo: «Sull’articolo 18 solo la confederazione di corso Italia è contro». In realtà, anche Luigi Angeletti evidenzia le perplessità della Uil: nell’impianto del governo ci sono alcune cose da cambiare. E probabilmente saranno cambiate nelle prossime ore attraverso interventi tecnici ai quali il ministro del Welfare, Elsa Fornero, lavorerà anche questa mattina. Domani un altro incontro tecnico per valutare possibili, nuove convergenze e, soprattutto, per mettere a verbale le conclusioni del confronto, con i punti di intesa e quelli di divergenza. Il protocollo sarà quindi trasferito in Parlamento per la discussione della riforma nella sua completezza. L’esecutivo incassa anche il via libera delle imprese, da Confindustria alla Rete.
E’ chiaro che il nuovo impianto del mercato del lavoro arriverà alle Camere con un «faticoso compromesso», ma senza un accordo completo con le parti sociali. «Il Parlamento è sovrano», ha sottolineato non a caso il premier. Come dire, esecutivo e parti sociali hanno chiuso la loro partita. Risultato abbastanza scontato. Si sapeva delle grandi difficoltà della Cgil a recepire una sostanziale correzione dell’articolo 18 anche per i condizionamenti interni della Fiom (che sta attuando una serie di scioperi e mobilitazioni) e i mal di pancia della sua ala sinistra. Via libera degli altri sindacalisti che francamente temevano lo smantellamento dell’articolo 18. Si dice «soddisfatto», Raffaele Bonanni sulle linee guida della riforma anche perché «gli ammortizzatori sono stati confermati». «Giudizio sofferto, ma responsabile nei confronti di un impianto complesso e condivisibile», ha commentato il leader dell’Ugl, Giovanni Centrella. Angeletti e la Uil si aspettano qualche limatura al testo.
Durissimo, a tutto campo, senza se e senza ma, il giudizio negativo di Susanna Camusso: «L’effetto deterrente dell’articolo 18 viene profondamente annullato, gli unici che ne subiranno le dirette conseguenze sono i lavoratori, quella del governo è una proposta totalmente squilibrata, peraltro molto lontana da tutti i suggerimenti che erano stati dati». E ancora: «Per la terza volta, dopo la firma delle pensioni e dopo le liberalizzazioni, i provvedimenti dell’esecutivo si scaricano sui lavoratori, davvero una strana idea di coesione sociale». Poi un avvertimento: «Faremo del tutto per contrastare la riforma, attueremo le mobilitazioni necessarie, non sarà una partita di breve periodo». Infine una rammarico, anzi di più: «Con Cisl e Uil avevamo una ipotesi comune, l’hanno abbandonata ed è un problema». Troppo facile prevedere che sarà battaglia. Le posizioni comunque verranno ufficializzate oggi allorché si riuniranno i vertici di Cgil, Cisl, Uil e Ugl.
Sul versante degli imprenditori l’adesione alla riforma è sostanziale anche se, precisa Emma Marcegaglia, al termine del vertice, resta da fare del lavoro su alcuni punti. Per esempio, sulle ipotesi di indennizzo che sono troppo alte. Insomma, secondo il presidente di Confindustria, c’è un evidente aumento per i costi delle aziende soprattutto sulla flessibilità in entrata. Infine, una stoccata alla Cgil: «Noi tutti abbiamo auspicato l’adesione della confederazione di Camusso, però ora ci aspettiamo che un grande sindacato che ha deciso di non aderire, dimostri senso di responsabilità».

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