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Data: 21/03/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Fornero: la riforma vale per tutti, licenziamenti discriminatori nulli. Risarcimento o reintegro nei casi disciplinari, indennizzo per quelli economici

ROMA - Lo aggiunge al termine dalla conferenza stampa a Palazzo Chigi, come nota personale, anche se poi parla al plurale: «Ci abbiamo molto pensato e questa riforma ha grandi aspetti di equilibrio». Elsa Fornero, ministro del Welfare, tiene a precisarlo, perché - come lei stessa ammette - sa che le critiche non mancheranno: «Qualcuno ci dirà che siamo stati troppo severi nel contrastare la flessibilità in entrata, ma noi vogliamo contrastare il precariato in maniera seria. Qualcuno ci dirà che riduciamo le tutele in uscita: è vero ma oggi la mobilità, che dura di più ed è più sostanziosa, è riferita a 4 milioni di lavoratori e noi vogliamo portare l’Aspi su una platea di 12 milioni».
«Una riforma
equilibrata»
La parola «equilibrio» è utilizzata dal ministro anche per spiegare la scelta sull’articolo 18: «È una soluzione equilibrata» ribadisce, tanto è vero che «consente di dire a qualcuno che è troppo poco e ad altri che è troppo». Naturalmente c’è il rammarico di non aver convinto tutti: «Ci dispiace, avremmo voluto una condivisione piena da parte di tutti» dice il ministro. Però - fa capire - non era facile, visto che il no della Cgil è dovuto molto al fatto che per la confederazione di corso d’Italia «l’articolo 18 ha un valore simbolico».

Obiettivi: più occupazione
e lotta al precariato
Di certo questa riforma, alla quale la Fornero sta lavorando ininterrottamente ormai da due mesi e mezzo, cambierà il mercato del lavoro in Italia. Il governo è convinto che, quando la crisi finirà e l’Italia riprenderà a correre, i vantaggi ci saranno eccome. Soprattutto per i giovani e le donne, ovvero le fasce attualmente più penalizzate. Aumenterà l’occupazione e «a livello strutturale» diminuirà la disoccupazione. Il precariato, quello «cattivo», quello che porta i nostri giovani a 35-36 anni e anche oltre, a mettere in fila una serie di contratti a termine sottopagati e con scarse prospettive di stabilizzazione avvolgendo nella nebbia il loro futuro e i loro programmi di vita, diventerà un fenomeno da dimenticare. Almeno questi sono gli obiettivi dichiarati. E la Fornero è convinta che la sua riforma li raggiungerà.
«Il Parlamento è sovrano
ma si convincerà»
Viste le perplessità ancora esistenti convincerà anche chi la dovrà votare? «Il Parlamento è naturalmente sovrano, ma noi crediamo di riuscire a convincere le forze politiche che sostengono il governo del fatto che questa è una buona riforma, equilibrata e inclusiva» risponde il ministro con il suo solito piglio determinato.
«Il lavoratore non sarà
lasciato solo nel deserto»
Il nuovo sistema disegnato dal governo si basa su una flessibilità in entrata che non taglia le tipologie contrattuali esistenti, ma rende la vita più dura agli abusi. Gli ammortizzatori sociali saranno meno generosi, sia nella copertura economica che nella durata, ma saranno strettamente legati alle politiche attive in modo da aiutare il lavoratore a trovare presto un’altra occupazione. E questo è anche il motivo per cui la flessibilità in uscita avrà meno ostacoli. «Il lavoratore non sarà lasciato solo nel deserto» promette il ministro.

Il contratto dominante
e l’apprendistato
Il contratto di riferimento o «dominante» come lo definisce la Fornero, sarà quello a tempo indeterminato. Ma chi assume non dovrà aver più paura di legarsi a vita con il lavoratore. Ecco quindi che, con le modifiche all’articolo 18, il contratto subordinato a tempo indeterminato «sarà meno blindato». Per i giovani la formula principale per essere assunti sarà l’apprendistato.
Flessibilità buona
e cattiva
I contratti a termine in sè - spiega il ministro - non sono una cattiva cosa. Però l’azienda li deve pagare di più. Praticamente costeranno il doppio come contributi: all’aliquota normale dell’1,3% bisognerà aggiungere un ulteriore 1,4%.Fanno parte invece della categoria «flessibilità cattiva» i contratti di collaborazione che servono a mascherare lavoro subordinato e che le aziende utilizzano solo per pagare meno contributi. Sono le finte partite Iva, i finiti contratti a progetto, e le associazioni in partecipazione. Queste ultime resteranno solo per i familiari. L’altra flessibilità cattiva sarà contrastata con maggiori vincoli e sanzioni, fino alla trasformazione del contratto in subordinato indeterminato.

Via gli stage
gratuiti
Il ministro non ha dubbi: dopo la laurea o dopo un master, non ha più senso lavorare gratis, perché sei già formato: «Magari sarà una collaborazione, magari un lavoro a tempo determinato ma è un lavoro e l’azienda lo deve pagare».
Riforma articolo 18
per tutti i lavoratori
Le modifiche varranno per tutti i lavoratori, non solo per i neo assunti. Il licenziamento individuale si dividerà in tre tipologie: discriminatorio, disciplinare, per motivi economici. Il primo «non esiste ed è nullo per tutte le imprese». In questo caso resta la reintegra obbligatoria e vale anche per le piccole. Poi c’è quello disciplinare: deciderà il giudice se, nel caso fosse illegittimo, il lavoratore deve rientrare in azienda o se è sufficiente un indennizzo congruo fino a 27 mensilità. Per i motivi economici ci sarà l’indennizzo e basta.

Mobilità fino al 2016
poi arriva l’Aspi
Il nuovo schema servirà «a tutelare il lavoratore e non il posto di lavoro». La nuova indennità sostituirà la vecchia mobilità e l’indennità di disoccupazione. Se l’azienda è in crisi temporanea potrà ancora usufruire di cassa integrazione ordinaria e straordinaria.

Congedi paternità
e dimissioni in bianco
Prevista «la sperimentazione dei congedi di paternità obbligatori che saranno finanziati dal ministero del lavoro». Ci sarà anche un pacchetto donne con la norma contro le dimissioni in bianco «nel solco di quella abrogata» ma con meno appesantimenti burocratici.

Le coperture
economiche
Il ministro ha assicurato: «Ci sono sul serio, non sono fittizie». Sulle cifre è stata meno precisa: 1,7-1,8 miliardi aggiuntivi.

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