Vent’anni per costruirli e lasciati in abbandono nonostante la carenza di infrastrutture adeguate per lo sviluppo
PESCARA. «Abbiamo già perso soldi e tempo prezioso inutilmente, ora spendiamo quelle poche risorse che abbiamo in modo intelligente. Non è più tempo di lasciare nell’oblìo strutture che sono di servizio all’economia di tutto il Paese, questa è una brutta abitudine che dobbiamo toglierci». Il presidente della Cna Abruzzo, Italo Lupo, pretende chiarezza sul futuro degli autoporti della regione, strutture realizzate in alcuni casi più di venti anni fa, costate oltre 80 milioni di euro e mai attivate. Mentre tutti - dalla classe politica, alle associazioni di categoria, fino agli imprenditori - sottolineano l’arretratezza infrastrutturale dell’Abruzzo e la necessità di porre rimedio a questa situazione, la Confederazione dell’artigianato e della piccola e media industria lancia dunque l’allarme sul mancato utilizzo delle strutture già esistenti e ne denuncia lo stato di abbandono. Ricordando che agli autoporti sono destinati 8 milioni di euro dei fondi Fas, la Cna parla infatti di «cattedrali nel deserto» e invita la Regione a «compiere un’operazione-verità, promuovendo una ricognizione rigorosa, valutando scelte selettive sul piano del completamento e verificando la fattibilità di una gara per la loro gestione».
DOVE SONO. Sono tre gli autoporti abruzzesi che possono essere aperti nel breve periodo e con interventi minimi: quello di Roseto degli Abruzzi, quello di San Salvo e quello di Avezzano. Ne esiste anche un quarto, a Castellalto (sempre nel Teramano), ma, a detta della Cna, versa in una condizione di totale abbandono, tanto da non essere neppure censito da Trial Abruzzo, portale delle infrastrutture di trasporto e logistica del sistema camerale, gestito da Unioncamere con la Regione.
L’AUTODROMO. Il “Centro di smistamento delle merci della Marsica”, ad Avezzano, è stato in parte utilizzato dalla Protezione civile per attività relative all’emergenza terremoto. La struttura di Roseto, invece, fa da protagonista in un video finito su YouTube nel 2008: automobili sportive sfrecciano rombanti e si sfidano sulle strade dell’autoporto, trasformato per l’occasione in un autodromo.
«Si tratta di opere pensate in posizioni strategiche dell’Abruzzo, i cui lavori, in alcuni casi, sono iniziati ben 24 anni fa», spiega il direttore regionale della Confederazione, Graziano Di Costanzo. «Nel complesso sono stati spesi circa 83,5 milioni di euro. Ora chiediamo l’immediata apertura delle strutture, per cui è necessario trovare un gestore».
I FONDI FAS. «La Regione», aggiunge Di Costanzo, «deve valutare attentamente come spendere gli 8 milioni dei Fas, perché va bene investire, ma non ha senso farlo su strutture ferme che fino ad oggi hanno mangiato milioni e milioni di euro. Se le cose non dovessero cambiare, sarebbe meglio destinare diversamente le risorse, magari concentrandosi sul credito».
LA NORMATIVA. A spiegare l’utilità degli autoporti è Guerino Mazzocchetti, titolare di un’azienda di trasporto: «In base alle leggi europee siamo tenuti a fare delle soste tra un periodo di guida e l’altro. I mezzi che trasportano merce pericolosa, come il carburante», evidenzia, «non possono fermarsi nelle aree autostradali, ma da qualche parte devono pur sostare. Mancano le infrastrutture che ci consentono di rispettare le norme», Citando i dati di “Trail Abruzzo”, la Cna sottolinea che gli autoporti abruzzesi occupano una superficie di oltre 466 ettari, con circa 119mila metri quadrati di aree coperte. Nella struttura di Avezzano è addirittura prevista la realizzazione di un cinema.
I TRASPORTI. La Confederazione ha infine diffuso i dati sulle imprese di trasporto terrestre attive in Abruzzo: al 2011 sono 2.560 (di cui 1.888 artigiane e 672 non artigiane), con una flessione, rispetto all’anno precedente, di 74 unità.