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Pescara, 11/04/2026
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Data: 22/03/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Bersani: il governo non rischia ma non è prendere o lasciare. D’Alema: testo confuso e pericoloso. Bindi: Monti dura se ci rispetta

ROMA - Pd manifestamente a disagio sulla riforma del lavoro. Oltre che sull’articolo 18 i democrat mettono i paletti sulla forma in cui il provvedimento verrà portato alle Camere, opponendosi - avvertono D’Alema e Franceschini - a un decreto legge che limiterebbe l’esercizio della sovranità del Parlamento e la possibilità di modificarlo. Lo stesso Bersani ha espresso ieri mattina la propria insoddisfazione sul risultato dell’incontro tra governo e parti sociali: «Non so se di accordo si possa parlare», ha detto il leader pd: «Se devo concludere la vita dando via libera alla monetizzazione del lavoro, io non lo farò. Per me è una roba inconcepibile. Non so come faremo, ma dobbiamo chiedere dei passi avanti. Chiediamo di non discriminare tra licenziamenti disciplinari ed economici. Dovremmo lasciare la decisione al giudice sia in un caso che nell’altro».
Ospite poi di Bruno Vespa a Porta a Porta, il segretario democrat ha insistito sulla necessità di un aggiustamento del mercato del lavoro «in una logica alla tedesca e non all’americana», cioè con una maggiore tutela dei lavoratori sui licenziamenti. Ma, allo stesso tempo, ha affermato di «non credere» che il governo rischi: «Nei prossimi giorni la situazione si chiarirà meglio. Noi conosciamo questi temi, li frequentiamo, altri li frequentano meno». La rassicurazione del leader democrat viene però posta precise condizioni. La prima, «nessun prendere o lasciare, a cui neppure pensiamo - dice Bersani - che Monti ci possa mettere davanti». Di qui l’annuncio che il Pd «si prende la briga e l’impegno di trovare la strada per correggere, in difesa dei diritti dei lavoratori, il testo sull’articolo 18». E questo avverrà in Parlamento, probabilmente su una legge delega, dal momento che, precisa il segretario, «un decreto legge non esiste in natura».
Molte delle preoccupazioni di Bersani sono condivise da Massimo D’Alema che definisce «confuso e pericoloso» il testo sull’articolo 18, chiedendone un miglioramento che, anche secondo l’ex premier, deve essere fatto in Parlamento sulla base non di un decreto ma di una legge delega «per rispetto della democrazia parlamentare». Premesso che il governo sull’articolo 18 «avrebbe potuto valutare meglio le proposte dei sindacati» e che tuttavia nella riforma, «che non consiste solo dell’articolo 18, ci sono aspetti positivi», D’Alema si rivolge ai dirigenti del suo partito che - come Fioroni e Letta - hanno dato un prematuro via libera alla riforma di Fornero e Monti: «Dovrebbero usare una maggiore cautela nelle loro dichiarazioni. In momenti come questo occorre anzitutto studiare nel merito i provvedimenti e poi comportarsi come una grande forza di governo che, però, risponde al Paese, ai cittadini e ai lavoratori». Segue a Otto e mezzo la precisazione dello stesso Enrico Letta sulla previsione di uno scontato sì del Pd alla riforma: «Quello che ho detto - sostiene il vicesegretario - è una cosa ovvia, nel senso che questo governo non esiste se non c’è il voto del Pd, come delle altre forze che lo sostengono. E non ho dubbi che il Pd uscirà unito e il governo Monti rafforzato da questa vicenda».
Argomentazione apparentemente simile a quella di Letta, ma con un taglio meno conciliante nei confronti del governo, viene usata da Rosy Bindi: «L’esecutivo - osserva la presidente del Pd - è sostenuto da diverse forze politiche e può andare avanti se rispetta la dignità di tutte le forze che lo sostengono».

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