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Pescara, 11/04/2026
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Data: 22/03/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Articolo 18 per gli statali» poi il governo smentisce. La Funzione pubblica aveva dato un’interpretazione estensiva

ROMA - Le nuove norme sui licenziamenti senza giusta causa e senza giustificato motivo coinvolgeranno anche gli statali? Le polemiche sulla riforma avviata dal governo sull'articolo 18 si sono arricchite di un nuovo giallo. Andato avanti per tutta la giornata di ieri fino a quando, in serata, il ministero del Lavoro ha fatto sapere che le nuove norme non riguarderanno gli statali. Precisando anche che «non a caso al tavolo non partecipa il ministro della Funzione pubblica, Patroni Griffi».
Il caso era stato innescato nel primo pomeriggio di ieri da un pronunciamento del Dipartimento della Funzione pubblica. «Se agli statali si applica lo Statuto dei lavoratori, le modifiche ad esso apportate necessariamente li riguardano», le parole affidate, in una nota, dal Dipartimento a un’agenzia di stampa. E seguite da un ragionamento esplicito e dettagliatissimo. «Anche per gli statali, di conseguenza, il reintegro in caso di licenziamento ingiustificato, sarebbe assicurato solo in caso di licenziamento discriminatorio. Per i licenziamenti per motivi economici che risultassero illegittimi, al lavoratore andrebbe solo un indennizzo economico (tra le 15 e le 27 mensilità). Nel caso di licenziamenti disciplinari, sarà il giudice a decidere, in caso di licenziamento illegittimo, se reintegrare il travet o disporre il risarcimento». Una presa di posizione netta che è caduta come un cerino nel calderone bollente che riguarda la riforma del mercato del lavoro. La questione non è un dettaglio visto che tocca uno degli steccati storici dell'occupazione in Italia: quello che separa, in tema di licenziamenti, i 3,3 milioni di lavoratori del pubblico da quelli del settore privato. Una barriera, peraltro, già scheggiata dal ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, con l’introduzione, nel 2009, di alcune norme sul pubblico impiego in fatto di produttività e licenziabilità nella Pubblica amministrazione.
Immediato il fuoco di sbarramento dei sindacati. La leader Cgil, Susanna Camusso, in conferenza stampa, ha parlato di «strana nota» del Dipartimento della Funzione pubblica, tagliando corto. «La questione non esiste», la sua affermazione. Più articolato il disco rosso di Luigi Angeletti. «La legge 300 si applica al lavoro privato. Quindi l'articolo 18 in essa contenuto non si applica, non si è mai applicato e quindi le modifiche apportate non riguarderanno gli statali» le parole del segretario della Uil. Che ha proseguito osservando che «se il governo ha pensato di fare questo passaggio, non ci è stato comunicato nulla né in forma orale, né scritta. E nella pubblica amministrazione tutto viene regolato per legge: salari, regolamenti, disciplina». Netto anche il leader Cisl Raffaele Bonanni: «Mi ricordo che la Fornero disse che il pubblico impiego non era coinvolto. A noi non risulta e comunque siamo contrari». In serata, prima ancora della nota del ministero, la stessa Funzione pubblica aveva un po’ frenato. Senza però sciogliere del tutto i dubbi. Anzi. «Solo all'esito della definizione del testo che riguarda la riforma del mercato del lavoro si potranno prendere in considerazione gli effetti che essa potrebbe avere sul settore pubblico», aveva precisato l’organismo controllato dal governo. Poi, come detto, il chiarimento definitivo

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