Iscriviti OnLine
 

Pescara, 11/04/2026
Visitatore n. 753.021



Data: 23/03/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Meno burocrazia oltre l’articolo 18. Marramiero e Spinosa: «C’è bisogno di altro, la riforma del lavoro incide relativamente»

PESCARA - E’ un problema di visione generale più che di riforma del mercato del lavoro e nella visione generale dell’Abruzzo ci sono problemi maggiori. Anche se è comunque un importante primo passo all’interno del quale si possono fare molti distinguo. Prima fra tutti la differenziazione tra pubblico e privato. Nel giorno in cui è stato eletto il nuovo presidente nazionale di Confindustria (Squinzi, che era stato supportato dall’Abruzzo), la novità del «quasi» assetto definitivo del Governo sull’articolo 18 investe anche i responsabili provinciali delle Associazioni degli industriali che conoscono molto bene il mercato del lavoro al pari delle associazioni sindacali.
«Il vero dramma del nostro territorio sono le fabbriche che chiudono, o quelle che non possono aprire per lentezze della burocrazia o per le rigidità del sistema bancario. Parlo di dramma di fronte all’esodo del centro di ricerca Procter, alla crisi della Bianchi, al mancato rilancio del polo chimico di Bussi: l’articolo 18, vecchia o nuova formulazione, con i problemi dell’economia reale c’entra poco». E’ netto il giudizio di Enrico Marramiero, presidente di Confindustria Pescara: «Ci stiamo avvitando attorno a un tabù - dice - senza guardare alla riforma nel suo complesso, ci sono luci e ombre anche per le imprese. Le rigidità su tirocini e stage post lauream, ad esempio, risultano pesantissime in periodi di crisi come questo. Ciò detto, una scossa serviva, dopo i primi interventi del governo incentrati su tagli e leva fiscale. Per far ripartire l’economia e mettere un argine alla recessione servono misure vere di sviluppo. La riforma Fornero-Monti si incarica di dare alcune risposte e per questo noi industriali l’abbiamo accettata».
Marramiero non teme effetti pesanti della nuova disciplina dei licenziamenti. «Il problema delle nostre aziende in questo momento non è la maggiore flessibilità in uscita. Il sistema produttivo pescarese è in affanno per le riforme che la Regione non riesce a varare, dai consorzi industriali ai consorzi fidi».
Anche la valutazione del collega di Confindustria L’Aquila, Fabio Spinosa Pingue è intermedia. O meglio: per quello che riguarda l’obiettivo del territorio non si tratta di un passaggio epocale, che risolve i problemi più importanti: «Parlerei di fumata grigia - dice Spinosa Pingue - in questo momento». E aggiunge: «Grande prudenza, come quella che ha la Confindustria nazionale, perchè sappiamo solo alcuni aspetti e quindi vogliamo aspettare l’approvazione da parte del Parlamento sul nuovo testo dell’articolo 18. Per ora c’è molta confusione e pare che con la nuova legge si faccia un passo indietro».
Per il presidente della Confidustria L’Aquila il «possibile nuovo testo sull’articolo 18 non risolve di molto i problemi dell’economia della nostra provincia. È solo un piccolo sostegno». Pingue spiega che «il nostro territorio ha bisogno di una pubblica amministrazione più efficace e soprattutto unire sempre di più il mondo delle imprese con l’Univeristà; quest’ultima non deve essere solo un laureficio».
La Confindustria del capoluogo abruzzese conclude affermando che «nella provincia esiste una disoccupazione quasi da Nord Africa, ma noi ci teniamo molto alla coesione sociale, perché le nostre aziende vanno avanti anche grazie alla loro collaborazione. Adesso bisogna vedere come sarà veramente la flessibilità sia in uscita che in entrata. Gli imprenditori non possono trascorrere il tempo nelle aule giudiziare, ma come dare un futuro all’economia».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it