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Pescara, 11/04/2026
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Data: 23/03/2012
Testata giornalistica: Il Centro
L’intervista - Fulvio Fammoni, braccio destro della Camusso nella trattativa: «La partita è tutta aperta». La Cgil: «Pensavano a una fiammata, sarà lotta dura»

ROMA. «Monti doveva onorare una cambiale. La sua fretta rispondeva a una logica, ossessiva: a come i mercati avrebbero giudicato la riforma. Il presidente aveva fretta, voleva partire per l’Asia e poter dire che in Italia si può investire perché è anche più facile licenziare».
Fulvio Fammoni, è il segretario confederale della Cgil che, con Susanna Camusso, ha seguito il dossier degli ammortizzatori sociali e dell’articolo 18. La trattativa è passata tra le sue mani.
Perchè la rottura?
«E’ stato il governo a rompere per motivi di merito: vale a dire i licenziamenti facili. Non si conduce una trattativa mantenendo sino all’ultimo una posizione, da noi giudicata sbagliata, senza possibilità di mediazione».
Sull’articolo 18?
«Certo. Con la bozza Fornero di fronte a un licenziamento il lavoratore non avrà più tutele. Tutte le aziende poi utilizzeranno il licenziamento individuale per motivi economici. Manomettendo l’articolo 18 sparisce l’effetto deterrente che non solo garantiva il lavoratore per il reintegro ma lo rendeva anche più forte».
Lei dice che Monti doveva esibire lo scalpo dell’articolo 18 ai mercati. Perché?
«Doveva onorare una cambiale che non era quella di una riforma equa ma era legata alla valutazione che avrebbero dato i mercati. In Oriente avrebbe potuto annunciare: venite a investire in Italia, da oggi si può licenziare».
Confindustria dice che l’articolo 18 è un freno.
«E’ un freno all’arbitrio, certo. Se non si investe in Italia la colpa non è di una norma di civiltà, ma della mancanza di legalità, dell’oppressione burocratica, della logistica carente. Secondo l’Ocse noi siamo il Paese meno rigido dell’Occidente».
La trattativa però era andata avanti sugli ammortizzatori sociali.
«Il governo era partito con l’intenzione di eliminare del tutto la cassa integrazione straodinaria dicendo di volere ammortizzatori universali. Per quanto riguarda l’Aspi, al momento attuale restano scoperti moltissimi lavoratori, ad esempio quelli con contratti di collaborazione a progetto in monocommittenza, e anche i tanti giovani precari che svolgendo più di un lavoro non possono sommare i contributi per eccedenza. Inoltre la cassa integrazione non è prevista sotto i 15 dipendenti.
Che obiettivo volete raggiungere con lo sciopro?
«Avevano messo in conto una nostra reazione, pensavano a una fiammata. Avranno una lotta di lunga durata, decisa e intelligente. Le prime otto ore saranno usate per assemblee e mobilitazioni nei territori, le altre saranno utilizzate in occasione della discussione parlamentare. La partita è ancora aperta e tutta da giocare».

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