Pendolari Le associazioni hanno già annunciato iniziative di protesta contro la nuova legge Il disegno di legge regionale sul trasporto pubblico sarà illustrato domani alla giunta regionale dall'assessore Enrico Vesco (e poi la delibera andrà all'esame della commissione consiliare) ma già le associazioni di pendolari e consumatori protestano e criticano tramite Internet per non essere stati coinvolti nelle scelte e nell'elaborazione del testo. «Non capisco la polemica replica Vesco - il confronto noi lo avremmo voluto ma i rappresentanti dei consumatori e dei pendolari non si sono presentati alla riunione». E aggiunge, questa volta molto meno accomodante che in passato: «Sono stato sempre disponibile al dialogo e anche questa volta mi è sembrato giusto organizzare un incontro per diffondere i contenuti della legge ai diretti interessati prima di presentarla in giunta. Purtroppo però è stato possibile aprire un tavolo con i sindacati ma non con le associazioni dei pendolari e dei consumatori che hanno declinato l'invito». I pendolari hanno annunciato per il 30 marzo una «marcia» sulla Regione. La nuova legge ha al primo punto l'istituzione del bacino unico regionale, Burt, che deriva dall'Ato, l'ambito territoriale ottimale, che coincide con l'intero territorio regionale. Si stabilisce di affidare il servizio a un unico gestore «cosa che per ora riguarda il trasporto su gomma, ma l'obiettivo è arrivare all'unione gomma-ferro», come ha spiegato Vesco. Gestione unica irrimandabile quando scadrà il contratto di servizio con Trenitalia. I nodi sono le subconcessioni e le garanzie per i lavoratori: la legge prevede per le prime una limitazione al 5% del chilometraggio totale e per i lavoratori la garanzia di rimanere nell'ambito provinciale attuale. L'articolo 13 prevede infatti che «tutto il personale dipendente delle aziende che gestivano in precedenza il servizio di trasporto prosegue nel territorio provinciale il proprio rapporto di lavoro, mantenendo tutte le proprie condizioni economiche e normative derivanti dal Contratto Collettico Nazionale di Lavoro e dalla contrattazione integrativa nazionale».