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Data: 25/03/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Riforma del lavoro e art.18 - Camusso contro Fornero «Lacrime di coccodrillo». Il ministro si era detta rammaricata per l’esito della trattativa

ROMA Un duello a colpi di fioretto, ma pur sempre un duello. Anzi uno scontro. Solo mitigato da una delicatezza tutta femminile. Dice il ministro Fornero: «Il dialogo è stato aspro, ma abbiamo sperato nel consenso generale fino all’ultimo». Risponde Susanna Camusso: «Il rammarico del governo? Lacrime di coccodrillo». Il botta e risposta si consuma a Cernobbio, annuale meeting di Confcommercio. La battaglia sulla riforma del mercato del lavoro, in particolare sull’articolo 18, ora passa nelle aule del Parlamento, ma è del tutto evidente che i rapporti tra il responsabile del dicastero del Welfare e il leader della Cgil escono intaccati dall’esito del negoziato. La conferma viene dalla stessa Camusso quando sottolinea che «il vero vulnus che è intervenuto è che si continua nell’idea che si può dividere il Paese». Identica accusa che anche la Cgil di Epifani aveva mosso in più di una occasione all’esecutivo Berlusconi e, in particolare, all’allora ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. E certamente il team del Cavaliere non era tra i più amati dalla Confederazione di corso d’Italia. Se non fosse chiaro il concetto, Camusso aggiunge: «Siamo di fronte ad un governo che ha scelto una strada che rende dispari i diritti, cioè esattamente l’opposto di un’idea di coesione e di unità del Paese. Un governo che continua a non occuparsi della crescita. Il tema vero non è il muro contro muro, ma dove vogliamo portare l’Italia».
Il lieve ritocco all’articolo 18 sul licenziamento economico (la possibilità del lavoratore di ricorrere al giudice per dimostrare che si tratta di un atto discriminatorio) non è sufficiente per un onorevole compromesso: «Contrasteremo con tutti i mezzi la riforma perché non condividiamo l’idea che la riduzione dei diritti dei lavoratori sia la strada di uscita dalla crisi. Se un licenziamento è illegittimo deve avere la stessa sanzione qualunque sia la ragione di origine di quella illegittimità». Ovviamente è confermato lo sciopero generale di 16 ore. Battaglia che si annuncia lunga e probabilmente logorante anche perché il disegno di legge solitamente impegna tempi infiniti. Spera però, Elsa Fornero, che i futuri governi non cancellino quanto è stato fatto e in cui tutto l’esecutivo crede. Il ministro puntualizza ancora una volta che «nessuno potrà licenziare per motivi discriminatori e cancellare l’articolo 18. Le modifiche riguardano situazioni oggettive di necessità economica, aggiustamenti nel piccolo della manodopera perché partiamo dal presupposto che non tutti gli imprenditori sono cattivi. Nei casi disciplinari sarà il giudice a decidere». Poi la replica a Susanna Camusso: «Le modifiche all’articolo 18 non calpestano i diritti e non sono causa di tensioni sociali, non vogliamo il muro contro muro». L’obiettivo semmai, per il ministro del Welfare, è un altro, cioè fare in modo che la nostra economia attragga capitali stranieri anche rispetto ai disinvestimenti delle nostre imprese: «Molte stanno chiudendo qui per aprire in Serbia. Vorrei che gli imprenditori dicessero: in Italia si può investire, non è più il Paese che erige cittadelle, è un Paese nel quale si può competere e scommettere nel riconoscimento del merito».
Inutile dire che anche i rapporti interconfederali escono tutt’altro che rafforzati dall’esito della trattativa. Gli scambi di battute al curaro sono stati frequenti nei giorni scorsi fino ad arrivare ad una accusa, pure se non esplicita, del leader Cgil rispetto a un presunto tradimento di Cisl e Uil. «E’ vero, invece - sottolinea Bonanni - che la norma per il reintegro contro gli abusi sui licenziamenti per motivi economici è il frutto delle nostre pressioni. Io non ho cambiato opinione, l’ha cambiata il governo. La discussione è stata equilibrata, a coprirla c’è la malafede di alcuni». «E’ nostra intenzione - assicura Angeletti - chiedere al Parlamento le modifiche non accettate dal governo. La riforma comunque non sarà approvata prima dell’estate e forse neppure dopo». «Una riforma sentenzia il numero uno dell’Ugl - Giovanni Centrella, che non va bene».

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